Non sembra positiva la situazione dei conti pubblici italiani, almeno stando alla notizia della lettera inviata dalla Commissione dell’Unione Europea (arrivata anche a Belgio, Romania, Croazia e Finlandia) nella quale vengono comunicate le preoccupazione dell’organismo internazionale per il rispetto degli obblighi di bilancio dei singoli Paesi.

Nel gruppetto è inclusa anche la Spagna, alla quale è arrivato quello che è stato definito un allarme preventivo, trovandosi soggetta alla procedura per disavanzi eccessivi. Nella lettera si parla della possibilità che, procedendo di questo passo, lo stato dell’economia nazionale porti alla violazione degli obblighi previsti del Patto di stabilità: per evitare ciò sarà necessario adottare misure correttive, per le quali ci sarebbe tempo a sufficienza.

Il Commissario agli Affari Economici Pierre Moscovici ha fato sapere che gli input forniti dovranno essere presi in considerazione in fase di elaborazione dei piani di bilancio a medio termine che andranno consegnati entro il 15 aprile. In primavera, dopo aver preso in considerazione le proposte di riforma e i programmi economici dei singoli Paesi, la Commissione valuterà le nuove raccomandazioni da dare sugli orientamenti di bilancio.

La situazione italiana, nello specifico, non appare affatto rosea: quello del nostro Paese è “un debito molto elevato che ha avuto il suo picco al 132,4% nel 2015 e, in base alle previsioni d’inverno della Commissione, è previsto che scenda lentamente nei prossimi due anni“.

Riguardo alla proposta di flessibilità avanzata dal Ministro dell’Economia Padoan, si legge nella nota, “sarà considerata nel contesto della valutazione della conformità con il percorso raccomandato verso l’obiettivo di medio termine, che sarà fatta in primavera“.

Non è tardata ad arrivare la risposta del diretto interessato, che ha fatto rilevare come il punto da considerare rilevante non sia “chiedere qualcosa in più all’Italia”, mentre invece “dobbiamo invece definire con la Commissione il quadro di finanza pubblica e le misure per la crescita“. Il Ministro tuttavia si è detto ottimista: “Vedremo e valuteremo: stiamo dialogando molto bene con l’Ue e la valutazione della flessibilità non è un prendere o lasciare. Bisogna entrare nel merito delle misure che l’Italia sta prendendo“.