Aumenta la tensione tra Italia e Unione Europea rispetto alle richieste di aggiustamento sui conti pubblici presentati.

Secondo il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoanbasandosi su stime più realistiche e più ampiamente negative dell’output gap, inserite nel rapporto, la politica di bilancio italiana nel 2017 e programmata per il 2018 e 2019 è completamente rispettosa con il Patto di stabilità e crescita”.

È questa la risposta ufficiale ai rimbrotti della Ue, che invece ha evidenziato uno scarto tra il saldo di bilancio del 2017, come previsto dal governo, e il margine che la commissione europea ritiene indispensabile al fine di diminuire un po’ alla volta il debito pubblico.

L’aggiustamento richiesto da Bruxelles in virtù del rispetto del Patto di Stabilità sarebbe di entità pari a circa 3,4 miliardi di euro (pari allo 0,2% del Pil): una cifra che viene considerato eccessiva da Padoan, in quanto una correzione del genere non farebbe che rallentare la ripresa, proprio nel momento in cui l’economia italiana sembra andare bene anche al di là delle aspettative.

Il governo in ogni caso non intende alimentare lo scontro, e nel Def saranno presenti promesse di proseguimento nella riforma strutturale già eseguita dall’amministrazione Renzi, nonché il rilancio delle privatizzazioni (fermo per le condizioni di mercato sfavorevoli).

Nel documento, che non verrà redatto prima di aprile, verrà inserita anche una nuova strategia di tagli alla spesa, affiancata da una rinnovata lotta all’evasione e da nuove entrate fiscali tramite accise e tassazioni indirette: rimarrebbe intonsa l’Iva, anche in base alle promesse fatte da Matteo Renzi, ed è più probabile che a essere toccate saranno le imposte di bollo o di registro.