In questi giorni sta andando in scena il summit sull’ambiente Cop 21 a Parigi – che vede il coinvolgimento di 195 Paesi dal 30 novembre all’11 dicembre. Dalla Francia rimbalza l’allarme lanciato dai ricercatori del Laboratorio di Modellistica Climatica e Impatti dell’Enea. Secondo questi esperti, il clima del Sud Italia rischia di diventare sempre più simile a quello del Nord Africa, con estati e inverni sempre più aridi e secchi e una crescente carenza di acqua che dovrebbe comportare il progressivo inaridimento dei suoli, con ovvie ripercussioni sull’agricoltura e la salute.

La parte settentrionale del nostro paese tenderà invece a mediterreaneizzarsi con estati molto secche, aride, e inverni molto più piovosi rispetto ad oggi. Gli effetti del riscaldamento climatico non si dovrebbero fermare qui: dovrebbero finire sott’acqua ben 33 aree costiere – i ricercatori prevedono un innalzamento delle acque superiore ai 240 metri. Tra esse ci sono la laguna di Venezia, il delta del Po, il golfo di Cagliari e quello di Oristano, l’area circostante il Mar Piccolo di Taranto, la foce del Tevere, la Versilia, le saline di Trapani e la piana di Catania.

A questo bisogna aggiungere un altro studio, ad opera di due vulcanologi italiani e pubblicato su Nature, che parlava di rischi anche per città come Ravenna, Pisa e Napoli. Per quanto riguarda la penisola nel suo insieme, i cambiamenti climatici dovrebbero portare ad un’accentuazione dei fenomeni estremi, ovvero alluvioni nella stagione invernale e periodi prolungati di siccità, incendi e scarsità di risorse idriche nei mesi estivi. In altre parole non ci sarebbero più le mezze stagioni, ma solo estati torride e inverni rigidi.