Proseguono i lavori della COP21 di Parigi, il vertice sul clima cui partecipano circa 150 Paesi, il cui obiettivo è quello di arrivare alla definizione di una strategia per limitare il surriscaldamento del pianeta a 2 gradi centigradi.

A ricordare l’importanza dell’incontro è stato il Presidente francese François Hollande, padrone di casa che ha dovuto fronteggiare le contestazioni della piazza e che ha invitato tutti a dare il meglio: “La posta in gioco di un incontro internazionale non è mai stata così alta. Perché in discussione c’è il futuro del pianeta, il futuro della vita”.

Il COP21 si è aperto ieri e durerà per due settimane, durante le quali i vari Paesi presenteranno i propri propositi per attuare nuove politiche economiche atte a ridurre le emissioni di gas serra. Tra i leader del pianeta è comparso ovviamente anche Barack Obama, che durante il suo discorso di apertura ha ammesso le colpe degli Stati Uniti nella definizione dell’attuale stato di emergenza, ma che ha anche voluto ribadire l’impegno profuso nella risoluzione del problema.

“Sono venuto qua personalmente, come leader della più grande economia del mondo e del secondo Paese per emissioni, per dire che gli Stati Uniti d’America non solo riconoscono il proprio ruolo nella creazione del problema, ma si fanno carico della responsabilità di fare qualcosa per risolverlo. Siamo in grado di cambiare il futuro, qui e adesso, in quanto siamo l’ultima generazione che può fare qualcosa a riguardo”, queste le parole dell’americano.

Per il momento però il Presidente USA non si è dilungato a parlare di cifre e tempistiche da rispettare, limitandosi a ricordare i finanziamenti promessi alle nazioni in via di sviluppo e l’obiettivo del taglio del 26-28% delle emissioni entro il 2025.

C’è concordia di obiettivi immediati tra Matteo Renzi e Vladimir Putin. I due infatti durante la prima giornata di lavori hanno richiesto che al termine della conferenza possa esserci un accordo giuridicamente vincolante, anzi, “il più vincolante possibile, altrimenti resterebbe scritto sulla sabbia”, per usare le parole del Presidente del Consiglio.

Come si sa non sono queste le intenzioni esplicitate dal programma, e ci sono appunto anche voci contrarie, per esempio quelle dei Paesi petroliferi come Venezuala e Arabia Saudita, nonché grandi nazioni in via di sviluppo quali l’India.

Il premier Narendra Modi ha in effetti espressi i propri dubbi riguardo le limitazioni che si vorrebbero imporre a Paesi in crescita quali l’India, pur riconoscendo l’urgenza del problema: “Il cambiamento climatico non l’abbiamo prodotto noi. E i Paesi poveri hanno il diritto di continuare a usare il carbone se questo serve a far crescere le loro economie. Sarebbe eticamente sbagliato scaricare il peso di ridurre le emissioni sui paesi in via di sviluppo come l’India“.