Non si è aperta nel migliore dei modi la COP21 di Parigi, la Conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite che si tiene nella capitale francese per 12 giorni presso il Parc des Expositions Paris le Bourget.

Ieri pomeriggio Place de la Rèpublique è stata teatro di scontri accesi tra i manifestanti della Marcia globale del clima, non autorizzata dalle autorità per motivi di sicurezza collegati agli attentati, e la polizia. Secondo il Ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve alla fine della giornata è stato possibile identificare circa 341 persone tra quelle coinvolte nei tafferugli, e tra queste 317 sono state poste in stato di fermo.

Durante la manifestazione pare siano stati spostati (e poi di nuovo ripristinati da partecipanti coscienziosi) gli oggetti lasciati in omaggio alle vittime degli attenti. Indignato il Presidente François Hollande, che ha parlato di eventi “doppiamente scandalosi” sia per la mancanza di rispetto per la tragedia occorsa nella capitale sia per gli sforzi che si stanno facendo per la salvaguardia del pianeta.  Dal canto loro i manifestanti hanno intonato alcuni slogan (“Lo stato di emergenza è uno stato di polizia”) per protestare contro le recenti misure eccezionali prese dal governo francese che limitano in parte le libertà dei cittadini allo scopo di garantire maggiore sicurezza.

Ma veniamo al COP21 di Parigi: sono 147 i capi di Stato che inizieranno oggi a discutere delle decisioni ormai non più procrastinabili per fermare il surriscaldamento globale. Tra gli obiettivi della Conferenza c’è infatti la limitazione dell’innalzamento della temperatura del pianeta a 2 gradi centigradi, oltre la quale ci sarebbero conseguenze disastrose come l’elevazione del livello dei mari, lo scioglimento delle nevi e la progressiva desertificazione di molti territori.

Per far ciò sarà necessario limitare le emissioni di anidride carbonica fino al 70%, traguardo da raggiungere entro il 2050, mentre per la fine del secolo è auspicata la fine completa delle emissioni. Non tutte le opinioni concordano su dati, cifre, obiettivi e modalità: della questione si parla ormai da tempo e quella di Parigi non è infatti che l’ultimo dei vertici di questo tipo (celebre il fallimento dell’incontro di Copenhagen del 2009).

Questa volta però, anche a causa dell’ostilità di alcune forze politiche come i repubblicani americani, alla conclusione del COP21 di Parigi non verrà firmato un Trattato legalmente vincolante, ma sarà chiesto a tutti i Paesi partecipanti di rispettare la propria Indc – la Intended Nationally Determined Contribution – una dichiarazione recanti gli impegni nazionali da prendere dal 2020 per arrivare ai traguardi delineato dall’accordo fissato all’unanimità.

I singoli Paesi saranno dunque liberi di impostare una propria strategia in base a scelte e specificità economiche: particolarmente incoraggianti sembrano essere gli atteggiamenti positivi di USA e Cina, mentre si teme per gli impegni indefiniti di alcuni Paesi petroliferi che poco hanno da guadagnare da un calo delle emissioni di gas serra.