Alexander Boettcher, l’ex broker tedesco accusato di aver sfigurato con l’acido Pietro Barbini (fatto per cui è stato condannato a 14 anni di carcere, in primo grado) è tornato stamani nell’aula di tribunale per affrontare il processo relativo ad altre aggressioni di cui l’uomo sarebbe accusato insieme alla compagna Martina Levato.

Presenti in aula anche le presunte vittime della coppia dell’acido: alcune di esse presenti perché chiamate a deporre e a dare la propria versione dei fatti, altre ancora presenti per guardare negli occhi il presunto colpevole. Fra questi ultimi anche Stefano Savi, un ragazzo di 25 anni, studente universitario, che ha chiesto espressamente ai propri legali di poter essere presente all’udienza “per guardare negli occhi chi è accusato di avermi devastato la faccia“.

Richiesta di Stefano Savi che si è poi tramutata in un brevissimo incontro, fatto per di più da un incrocio di sguardi, fra i suoi occhi e quelli di Boettcher, rinchiuso nella gabbia. L’ex broker è rimasto del tutto impassibile in quel frangente, come impassibile sembra essere sempre apparso a tutte le udienze in cui ha presenziato. La scelta di farlo stare in gabbia e non fra i banchi, è stata dettata dal pubblico ministero Marcello Musso, che si è opposto alla soluzione di far sedere Boettcher liberamente in aula, vista la presenza delle vittime.

Il pubblico ministero ha altresì richiesto che Stefano Savi non venisse ripreso o fotografato sul volto, per sua tutela. Per evitare clamore o folla, il ragazzo è arrivato in tribunale nelle prime ore della mattinata e ha fatto il suo ingresso nell’edificio da una porta secondaria. In seguito all’aggressione subita dalla coppia dell’acido, Savi ha subito diverse operazione chirurgiche e adesso il suo volto è completamente sfigurato. Il processo dovrà adesso accertare la verità dei fatti ma secondo le prime indagini, Boettcher e la Levato – la cosiddetta coppia dell’acido – avrebbero aggredito il ragazzo per sbaglio.

La vera vittima, quel tragico 2 novembre del 2014, avrebbe dovuto essere il fotografo Giuliano Carparelli; vi sarebbe dunque stato un errore di persona da parte dei due aggressori. Savi e Carparelli si sarebbero somigliati così tanto da indurre in errore Boettcher e Martina Levato. Questi ultimi, tra l’altro, non avrebbero avuto nessun legame con Savi, particolare che farebbe propendere ancor di più nell’errore di persona. Ma sarà il processo a stabilire la verità nei prossimi mesi.