Martina Levato, la donna condannata a 14 anni insieme al compagno Alexander Boettcher per aver aggredito e sfigurato con l’acido Pietro Barbini, dopo essere stata dimessa dalla clinica Mangiagalli, dove il giorno di Ferragosto ha partorito un bambino – la coppia dell’acido lo vorrebbe chiamare Achille – è torna a San Vittore in infermeria.

Il neonato è finito invece in una comunità per minori del Comune di Milano. Madre e figlio potranno continuare a vedersi, ma gli incontri – e lo stesso vale per Alexander Boettcher e i nonni – dovranno avvenire con modalità protette da stabilire da parte dai servizi sociali. Il tribunale dei minori ha anche incaricato i servizi sociali di presentare entro il 30 settembre una relazione sulla coppia dell’acido e sulle loro famiglie di origine.

Il tribunale sembra nutrire parecchi dubbi sulle capacità genitoriali della Levato e di Boettcher – “la Levato pur consapevole dello stato di gravidanza, insieme al compagno ha ordito e commesso azioni gravissime anche con l’uso di sostanze pericolose potenzialmente dannose per la propria salute e per quella del bambino che portava in grembo, con un’assenza di pensiero e di sentimento rispetto alla vita che si stava formando“, e ancora “il loro progetto procreativo e genitoriale non pare espressione dell’amore di due genitori ma anzi sembra essersi sviluppato insieme al progetto criminoso” – così come sulle loro famiglie di origine – “em>sono emersi elementi di conflittualità e di grave tensione per entrambi i genitori con le rispettive famiglie di origine, conflittualità preesistenti alle vicende penali“.

Per il bene del bambino sarebbe bene che il tribunale decida presto sul tema. Intanto la coppia dell’acido dovrà tornare in tribunale: i due, insieme al complice Andrea Magnani, sono accusati di aver sfigurato dall’acido Stefano Savi, per l’attacco fallito a Giuliano Carparelli – e poi c’è il tentativo della ragazza di evirare l’ex compagno di studi Antonio Margarito.