Cresce la tensione internazionale e si acuisce l’isolamento della Corea del Nord dopo il lancio del suo primo missile balistico internazionale di ieri.

Per tutta risposta oggi alcuni missili di precisione provenienti dalle basi militari americane e sudcoreane della penisola sono stati scagliati in acque territoriali della Corea del Sud: un vero e proprio scenario da Guerra Fredda.

Il regime di Pyongyang non intende però farsi intimidire e ha già annunciato che “non rinuncerà mai ai suoi test nucleari” definiti come “pacchi regalo” per gli Stati Uniti. “Un regalo ai bastardi americani” in occasione dell’Independence Day, ha aggiunto Kim Jong-un in persona.

Non sembra più essere il tempo della diplomazia, tanto che da Washington l’iniziativa militare americana è stata descritta come “una prova di forza contro Pyongyang volta a dimostrare il sostegno statunitense all’alleato sudcoreano.”

Nel frattempo però la paura per la crescita e l’avanzamento tecnologico dell’arsenale nordcoreano cresce: avendo a disposizione varie batterie di armi nucleari a lungo raggio Pyongyang sarebbe infatti in grado di colpire qualunque zona degli Stati Uniti, scatenando una guerra devastante.

Per far ciò, secondo i calcoli degli analisti, si dovranno attendere ancora alcuni anni, ma indubbiamente il lancio di ieri viene visto come un passo più lungo della gamba di Kim Jong-un, che dovrà essere fermato in tempo.

Gli Stati Uniti hanno dunque chiesto alle Nazioni unite, con Giappone e Corea del Sud, di presenziare a un consiglio di sicurezza straordinario, già in programma per oggi pomeriggio. Il Segretario generale Onu, Antonio Guterres, ha parlato del lancio del missile balistico intercontinentale come di “un’altra pesante violazione delle risoluzioni del consiglio di sicurezza” che “costituisce una pericolosa escalation della situazione“.