Non sorprende la reazione della Corea del Nord alle sanzioni che lunedì scorso sono state approvate nei suoi confronti da parte del Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Il ministero degli Esteri del Paese asiatico ha infatti definito le misure adottate dalle Nazioni Uniti come “il prodotto di una scellerata provocazione”, frutto di un intervento diretto degli USA, atto a colpire il suo “legittimo diritto all’autodifesa”.

Il politico ha anche ribadito la volontà della Corea del Nord di andare avanti con i test e la sperimentazione nucleare. La persecuzione ai danni del Paese rappresenterebbe infatti “un’occasione per verificare che la strada da noi scelta è assolutamente giusta e rafforza la determinazione a percorrerla a passo più sostenuto senza minime deviazioni fino alla fine della battaglia”.

Le risoluzioni proposte in origine dagli Stati Uniti comprendono differenti restrizioni: alle importazioni di petrolio (in special modo dalla Cina), alle esportazioni di tessuti e prodotti tessili (che fruttano circa 700 milioni di dollari all’anno) e la possibilità di lavorare all’estero per i cittadini del Paese.

Nel frattempo la Corea del Sud ha concluso un’ennesima esercitazione, provando per la prima volta i missili Taurus e schierando jet F-15K, che hanno colpito bersagli a circa 400 km di distanza (e con gittata massima di 500 km, dettaglio che li renderebbe ideali per colpire bersagli a Pyongyang).

I Taurus poco alla volta verranno schierati da Seul come parte del piano di difesa. La Corea del Sud ha intenzione di importare altri 90 missili di fabbricazione tedesca come deterrente in quella che ormai è diventata una prova di forza a distanza sempre più pericolosa.