Sempre più tesi i rapporti tra Corea del Nord e Stati Uniti, dopo che questi hanno avvicinato la portaerei nucleare Carl Vinson e la sua flotta nella zona alle coste della penisola.

La decisione presa dall’amministrazione Trump è una diretta conseguenza non solo delle critiche ricevute all’attacco in Siria, ma anche ai test missilistici al largo della costa giapponese e ai segnali di un imminente test nucleare, il sesto nella storia di Pyongyang.ù

Attraverso i suoi portavoce Kim Jong-un ha fatto sapere di essere pronta a reagire: “Se gli Stati Uniti osano optare per un intervento militare, come un attacco preventivo e la rimozione del quartier generale, la Corea del Nord è pronta a reagire a ogni tipo di guerra desiderato dagli Usa. Non imploriamo mai la pace ma adotteremo le più forti contromisure contro i provocatori per difenderci attraverso la potente forza delle armi e continuare a percorrere la strada che ci siamo scelti”.

Lo spostamento delle forze navali verso la Corea rispetto all’iniziale piano che prevedeva come meta Singapore e l’Australia, ha esacerbato la forte vena isolazionistica del Paese e la costante diffidenza nei confronti degli Usa.

La grave situazione prevalente dimostra ancora una volta che la Corea del Nord era del tutto giustificata ad aumentare in ogni modo le sue capacità militari di autodifesa”, così ha commentato l’accaduto il ministero degli Esteri in una nota, sottolineando la volontà della nazione di non piegarsi alle minacce: “L’amministrazione Trump è abbastanza stupida da schierare forze strategiche sorprendenti una dopo l’altra in Corea del Sud, parlando di pace con la forza delle armi ma la Corea del Nord rimane impassibile.”

Il presidente Donald Trump ha già fatto sapere di essere pronto a prendere decisioni unilaterali, nel caso in cui Pyongyang continui a svolgere test missilistici e nucleari nonostante le sanzioni internazionali.