Lo scambio di colpi di artiglieria di giovedì pomeriggio, al confine tra i due Stati, ha alimentato uno stato di tensione mai sopito tra le due Coree e il fuoco aperto nella zona di confine scatena di nuovo l’odio tra i due paesi. Da lì all’inasprimento delle posizioni il passo è breve. Il leader nordcoreano Kim Jong-un non ci ha messo molto a dichiarare il «quasi-stato di guerra» nelle aree di prima linea proprio nel mezzo delle crescenti tensioni con Seul. Stando ai media di Pyongyang, giovedì sera si è tenuta una riunione di emergenza della Commissione militare centrale del Partito dei Lavoratori in seguito allo scambio di colpi d’artiglieria.

Kim Jong-un ha presieduto la riunione ordinando “all’esercito di prepararsi del tutto alle operazioni di guerra” contro la Corea del Sud in zone designate “da mettere sotto quasi-stato di guerra” dalle 17:00 della giornata di oggi nel nuovo fuso della Corea del Nord (le 10:30 in Italia). Nella riunione del Partito dei Lavoratori è stata discussa l’eventualità e possibili misure di una azione militare qualora la Corea del Sud decida di non fermare la campagna di propaganda anti-Pyongyang lungo il confine. Sempre secondo i media, i militari nordcoreani hanno negato le ricostruzioni di Seul che addebitano al Nord la responsabilità “dell’incidente del pomeriggio di giovedì“, qualificando come “grave provocazione militare” i 36 colpi di artiglieria sparati dai militari del Sud.

Ben diversa la versione da parte dei militari sudcoreani che invece hanno affermato che dal Nord sono arrivati ben due cicli di colpi. Allo stato attuale delle cose non si segnalano feriti o danni di sorta, ma la tensione aumenta con l’aumentare delle ore nel confine coreano. Una tensione già per altro alimentata dall’episodio dei due soldati sudcoreani feriti ai primi di agosto per l’esplosione di una mina sul lato sud della zona smilitarizzata.

I militari di Seul, imputando la responsabilità dell’incidente al Nord, ha poi ripreso la trasmissione di propaganda anti-Pyongyang con altoparlanti nelle zone di confine per la prima volta in 11 anni, dopo la tregua. Atteggiamento che ha portato la Corea del Nord a minacciare una azione militare a meno di un immediato stop da parte di Seul ai propri piani entro 48 ore dalle 17:00 di giovedì.