Sono numeri impressionanti quelli che sono stati diffusi sul coro di Ratisbona (città della Germania) e sulle presunte violenze che oltre 500 bambini che ne hanno fatto parte, dal 1945 agli inizi degli anni Novanta, avrebbero subito. Il rapporto è stato presentato dall’avvocato Ulrich Weber e oggi è stato reso noto anche alla stampa. Ebbene, in base ai dati e alle notizie raccolte dal legale tedesco, in un arco temporale di circa cinquant’anni oltre 500 bambini avrebbero subito violenze di vario genere. Si tratterebbe soprattutto di violenze fisiche e in almeno 67 casi anche di violenze sessuali. In base al rapporto poi, si apprende che 49 colpevoli sarebbero anche stati identificati.

Nel documento si leggono le testimonianze di alcuni bambini – oggi adulti – che hanno fatto parte del coro di Ratisbona e che avrebbero raccontato di un luogo in cui la scuola si era trasformata in prigione o peggio ancora in un inferno assai simile a quello che doveva essere un lager nazista. La scuola del coro di Ratisbona, per molti che avrebbero deciso di raccontare la propria esperienza, era un luogo in cui paura e violenza sarebbero state all’ordine del giorno. Un sistema consolidato, insomma, venuto fuori dalle denunce che si sono susseguite nel corso degli anni e che hanno costretto la diocesi a cooperare per far saltare fuori la drammatica verità. In seguito all’inchiesta, tra l’altro, la diocesi è stata anche costretta a risarcire ciascuna vittima con un indennizzo di circa ventimila euro.

L’avvocato Weber, nel testo, accusa Georg Ratzinger (fratello del papa emerito Benedetto XVI) di aver chiuso gli occhi e di non aver adottato alcuna misura per contrastare quanto avveniva. Georg Ratzinger è stato infatti direttore del coro di Ratisbona per più di trent’anni (dal 1964 al 1994). Il legale tedesco, dunque, non accusa soltanto il direttore della scuola e il suo vice (che sarebbero stati i principali responsabili per le violenze e gli abusi) ma anche coloro che pur sapendo e pur non essendo diretti responsabili, avrebbero taciuto e fatto finta di nulla.