Il Corriere della Sera è finito nell’occhio del ciclone mediatico dopo aver pubblicato un libro di vignette satiriche intitolato Je suis Charlie. Matite in difesa della libertà di stampa, il cui ricavato è destinato all’aiuto delle vittime della strage che ha colpito il settimanale francese Charlie Hebdo.

Un’iniziativa lodevole, quella del quotidiano diretto da Ferruccio De Bortoli, se non fosse che una certa percentuale del materiale contenuto nel libro sia stata presa direttamente dalla rete (Facebook in particolare) senza chiedere il consenso degli autori.

La protesta di alcuni tra questi (tra i tanti si segnalano Roberto Recchioni, attuale curatore di Dylan Dog e autore del fumetto Orfani, Giacomo Bevilacqua di A Panda piace, Davide LaRosa, e il Leo Ortolani di Ratman) è stata immediata e ha toccato vari punti: in primis la difesa del loro diritto a scegliere se partecipare o meno al progetto, quindi la difesa del proprio inalienabile diritto d’autore, nonché la rabbia per aver visto i propri lavori pubblicati in bassa risoluzione, con conseguente perdita di qualità una volta stampati.

Il quotidiano si è difesa ammettendo che l’operazione è stata compiuta in fretta e furia per cavalcare l’emozione del momento, e quindi non ci sarebbe stato il tempo di avvertire tutti gli autori delle vignette pubblicate. A questo proposito si segnala anche che lo stesso Corriere della Sera ha deciso di fare una cernita del materiale “prelevato”, scegliendo solo quelle opere che a suo giudizio non offendessero le sensibilità altrui: un controsenso assoluto, volendo essere questa un’iniziativa a favore di una testata spregiudicata e provocatrice come Charlie Hebdo.

Nel volumetto pubblicato si dichiara la disponibilità a soddisfare le richieste degli aventi diritto che è non stato possibile contattare, ma la dicitura sembra una formula priva di senso, anche perché si sta parlando di un’iniziativa benefica. Gli autori delle vignette hanno dunque intensificato la propria campagna mediatica contro il Corriere, e oggi sono arrivate le scuse “ufficiali” del quotidiano, pubblicate a pagina 9 dell’edizione in edicola.

A una rapida lettura però, queste nuove scuse non sembrano affatto scuse, quanto piuttosto delle accuse passivo-aggressive: piuttosto che riflettere sulle proprie pratiche editoriali si è preferito evidenziare come vi siano stati autori che invece hanno ringraziato il giornale, e in sostanza si ricorda quanto scritto sopra. Ovvero che il ricavato dell’operazione è destinato alla redazione di Charlie Hebdo, che il Corriere non ottiene alcun guadagno dal progetto, avviato in fretta e furia, e che il direttore Ferruccio De Bortoli si assume tutta la responsabilità dell’avvenuto nei confronti di chi si è sentito danneggiato.

Attendiamo un prossimo round di questo duello intorno al copyright nell’era del web e della stampa online.

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