Il Corriere della Sera, il Corrierone, come lo chiamano affettuosamente i suoi cronisti, compie 137 anni. Su corriere.it, spicca il doodle per ricordare che, in data 5/6 marzo 1876, veniva dato alle stampe un quotidiano che avrebbe rivoluzionato il modo di fare informazione, come dichiarano nell’editoriale: “A’ giornali dello scandalo e della calunnia sostituiamo i giornali della discussione pacata ed arguta, della verità fedelmente esposta, degli studi geniali, delle grazie decenti, rialziamo i cuori e le menti, non ci accasciamo in un’inerte sonnolenza, manteniamoci svegli col pungolo dell’emulazione”.

Chissà cosa penserebbe, l’estensore di questo editoriale, di quello che sta succedendo oggi in Italia? Politici che comprano voti dalla mafia al prezzo di una pizza o di una cena in trattoria; consiglieri che si fanno rimborsare i vasetti di Nutella; deputati che incentivano la prostituzione; calciatori che si vendono le partite per un pugno di euro; rottamatori; candidati scelti con le selezioni di un talent show; casalinghe che siedono in Parlamento, probabilmente sapranno far quadrare i conti meglio del ministro del Tesoro; comici votati in massa come salvatori della patria; papi che si nascondo al mondo; vallette che diventano ministri e, tutto intorno, un mare magnum di fango in cui annaspare, ognuno a caccia di un appiglio.

E l’informazione? Le riviste di gossip dilagano, mentre i quotidiani riducono le pagine e i magazine muoiono. Sembra che ai lettori interessino di più l’ultimo fidanzato di Elisabetta Canalis, i salotti televisivi in cui gli ospiti si azzuffano, votare per le voci nuove di X Factor o spiare i concorrenti del Grande Fratello. Per non parlare delle testate di regime, che decidono come stravolgere la notizia, o quanto spazio darle, a seconda della linea editoriale del padrone del momento, utilizzando, spesso, toni da camallo più che da intellettuale. Altro che “discussione pacata e arguta” e “verità fedelmente esposta”. Il nostro Bel Paese è al 40esimo posto nella classifica mondiale della libertà di stampa, pubblicata da Reporter sans frotières, dopo Cile, Benin e Namibia, che non sono, esattamente, campioni nei diritti umani. Ricordate la dittature militari in Sudamerica negli anni ’70/ ’80? Con buona pace dell’editorialista della prima ora de Corrierone, che si starà rivoltando nella tomba.

Non tutto è perduto, però. La tecnologia, negli anni, ci ha regalato la rete: un flusso continuo di coscienze più o meno consapevoli con cui, anche, i giornali mainstream hanno dovuto fare i conti: portali, video e foto condivise in tempo reale, blog e socialnetwork. Con un collegamento internet l’informazione diventa partecipata, il giornalismo diventa citizen. Tutti abbiamo qualcosa da dire, da raccontare, un’opinione da esprimere nella grande agorà virtuale. Che sia un post veloce, un cinguettio di 140 caratteri o uno status su facebook, la voce più autorevole viene rilanciata, condivisa e discussa. Magari con pacatezza e argutezza, gli “studi geniali” vengono diffusi capillarmente. Conservo, ancora, parecchi dubbi sull’esposizione di “grazie decenti” e “della verità fedelmente”. Ma ci stiamo lavorando e il nostro editorialista, finalmente, potrà riposare in pace.