A voler pensare male a tutti i costi, il tempismo sarebbe sospetto. Il 4 febbraio Giorgio Napolitano terrà un discorso di fronte al Parlamento europeo. E proprio il giorno prima che il presidente della Repubblica (foto by InfoPhoto) parli a Strasburgo, viene presentato il rapporto della Commissione europea sulla corruzione.

Tanto per cambiare, l’Unione europea prende a bastonate l’Italia. Colpi non del tutto immeritati: come ha sottolineato il commissario europeo uscente agli affari interni, Cecilia Malmstrom, la corruzione in Italia vale circa 60 miliardi di euro all’anno; praticamente il 4% del Prodotto interno lordo. Questa cifra ammonta alla metà del valore stimato della corruzione in tutta l’Ue; in altri termini, l’economia europea perde in un anno circa 120 miliardi per colpa della corruzione.

Soffermandosi sull’Italia, la Malstrom ha puntato il dito soprattutto sulla mancanza d’interventi legislativi efficaci contro la prescrizione, il falso in bilanzio, il riciclaggio e il voto di scambio.

Il bersaglio del commissario, già in campagna elettorale, è Silvio Berlusconi. Anche senza nominarlo direttamente, la Malmstrom ha invitato a smetterla di approvare leggi ad personam. E ha apprezzato la legge Severino sul divieto di ricoprire cariche elettive in seguito a condanne definitive. Cecilia Malmstrom ha ricordato la sua applicazione “nel caso della decadenza da senatore di un ex premier“. Berlusconi, appunto. Anche qui senza citarne espressamente il nome.