“Nella vicenda veneziana c’è un’evidente responsabilità della politica, anche della mia parte. Guai a chi dice che quel sindaco non è iscritto al Pd.”, queste le parole del premier Matteo Renzi in merito agli scandali del Mose a Venezia e Expo a Milano.

Renzi, che è anche segretario del Pd, sulle responsabilità del suo partito in questi scandali italiani di corruzione, che stanno facendo indignare tutti, ha aggiunto: “Al suo interno ha anche persone che commettono reati ma è il partito che autorizza gli arresti quando non c’è il fumus persecutionis, come nel caso di Francantonio Genovese. Nel Pd chi ruba va a casa a calci nel sedere esattamente come chi è negli altri partiti. Non c’è Pd e non Pd. Ci sono ladri e non ladri”.

Matteo Renzi era al teatro San Carlo di Napoli mentre parlava di questi temi, ospite della Repubblica delle idee intervistato dal direttore del quotidiano Ezio Mauro.

Il capo del governo ha spiegato perché il suo esecutivo non ha ancora intrapreso interventi significativi in merito ai fatti correttivi, Renzi ha così spiegato: “Il rinvio è stata una mia scelta. Qui occorre una duplice risposta: strutturale e culturale assieme. La legalità non è un optional, vale per le guardie e per i ladri. Il problema non sono i provvedimenti spot, il punto è che qui c’è un’emergenza educativa da cui bisogna ripartire. Se do poteri slegati da tutto il resto all’ennesima autorità, non siamo apposto”. 

Il riferimento è a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione, e al ritardo sul varo del decreto dedicato ai poteri dell’Autorità. Il premier sulla questione dei poteri speciali contro la corruzione ha concluso, “sarebbe molto più shock dire diamo i superpoteri a Cantone  invece il governo è al lavoro per un intervento ‘strutturale’ contro la corruzione su questo mi gioco molto della mia credibilità. L’Italia perbene è pronta a dire basta, ed è maggioranza”.