Il design è ormai una tematica di grande attualità ed è diventato una colonna portante delle aziende italiane e mondiali. Non a caso sono tantissimi i corsi di laurea volti a formare giovani professionisti di questo settore e il numero degli iscritti a queste facoltà è sempre in costante aumento. Vi avevamo già parlato di alcuni corsi post lauream che si focalizzano proprio sul design e che sono stati creati attorno alla tecnica del workshop (leggete qui tutte le informazioni su questi corsi). Leonardo.it ha voluto approfondire ulteriormente la tematica del design e ha deciso di farlo insieme a due professionisti del settore: l’Arch. Barbara Bisconcini San Cristoforo e l’Arch. Andrea Manfredi.

I corsi tenuti dall’architetto Bisconcini San Cristoforo e dall’architetto Manfredi sono Event Planning Design Workshop e New Entertainment Design Workshop che si terranno rispettivamente dal 5 al 16 maggio e dal 4 al 17 giugno. Scopriamo insieme a loro come sono stati progettati e quali sono i consigli che questi due grandi professionisti hanno voluto condividere con noi di Leonardo.it.

Che cos’è per voi il design e che tipo di importanza ha raggiunto negli ultimi anni?

BB: Mi viene da rispondere qualsiasi cosa utile, un piccolo-grandissimo capolavoro prodotto per tutti. “Design” è inventare qualcosa, migliorare qualcosa. Il design esiste da quando esiste l’uomo, dalla prima freccia funzionale per cacciare: forma segue funzione. Negli ultimi anni si è creata una commistione/contaminazione tra moda e design che ha portato il design a sfilare come se fosse una “griffe”; un’immagine meno tecnica e più d’effetto che, in alcuni casi, porta a dire: “se non si capisce è design” (cit.).

AM: Le darò una risposta, chiara ed inequivocabile, che ho dato molti anni fa: “TUTTO!”. Di conseguenza reputo che sempre più il design rivesta un ruolo di massima importanza nella nostra società. Dal punto di vista etico, sicuramente, oggi un progettista non deve soltanto pensare a creare un oggetto o uno spazio bello e funzionale, ma deve pensare a cosa accadrà a quell’oggetto e a quello spazio quando avrà assolto la sua funzione e progettarne il suo riutilizzo/riciclo in modo da ottimizzarne al massimo l’intero ciclo di vita (LEGGI QUI LE NOSTRE NEWS SULLA MILANO DESIGN WEEK 2014).

Cosa rende New Entertainment Design Workshop e Event Planning Design Workshop due corsi post universitari diversi da tutti gli altri?

AM: Sicuramente la formula del workshop progettuale per “imparare facendo”, il cosiddetto learning by doing. Abbiamo scelto un approccio professionale e diretto con i partecipanti dei nostri corsi, mettendo in pratica immediatamente tutto ciò che viene insegnato. Ovviamente anche gli argomenti che trattiamo sono specialistici e, secondo noi, assolutamente formativi. New Entertainment Design si occupa di un settore, quello dell’entertainment serale, che ha delle potenzialità di sviluppo enormi e richiede sempre più professionisti specializzati. Allo stesso modo Event Planning Design si rivolge al fantastico mondo degli allestimenti, dove si devono materializzare le idee attraverso la temporaneità.

BB: Il rapporto che viene a crearsi in aula con questo sistema è altamente formativo e gratificante sia per gli studenti sia per noi perché si tratta di un vero e proprio scambio progettuale tra colleghi.

Com’è nato il progetto dei due corsi?

BB: L’architetto Andrea Manfredi ed io collaboriamo, professionalmente, alla didattica dei corsi di alta formazione del polidesign da tanti anni, partendo da un tipo di insegnamento “classico”, in cui la maggior parte del master era dedicato a lezioni frontali e la parte conclusiva all’applicazione delle nozioni apprese durante le ore dedicate alla teoria. L’evoluzione di questo metodo d’insegnamento è proprio il workshop: un laboratorio dove dalla pratica si assimila anche la teoria.

AM: Condivido quanto ben esposto dall’architetto Bisconcini.

Il design non appassiona solo i giovani laureati in architettura e in ingegneria. Da che altre facoltà provengono gli iscritti ai vostri corsi?

AM: Oltre agli architetti e agli ingegneri, tanti professionisti si sono formati alle scuole di design o alle accademie d’arte, ma anche facoltà umanistiche ed economiche. Queste diverse figure, sembrerà strano, riescono a sviluppare aspetti del progetto molto interessanti e a focalizzare l’obiettivo in maniera nuova e accattivante, arricchendo il percorso formativo di tutti i partecipanti del workshop.

BB: Il bello del design è che appartiene a tutti. Bisogna anche considerare che un progetto è sostenuto da innumerevoli fattori, che vanno dalla ricerca alla comunicazione, passando per il marketing. La scelta di un team vario e diversificato rende più efficiente il gruppo di progettisti. Grafici e scenografi hanno sempre affiancato architetti e designer, ma, sempre più spesso, partecipano ai nostri corsi anche i dottori in economia, che vogliono confrontarsi con il mondo della progettazione.

Il lavoro è una tematica molto attuale. I corsi come preparano i giovani laureati al mondo del lavoro?

AM: I nostri corsi emulano una reale esperienza lavorativa di studio di progettazione. Il team working diventa un elemento formativo fondamentale. Due settimane intense di creatività applicata.

BB: Il lavoro più che una tematica attuale è spesso per i giovani laureati un fattore di ansia per concorrenza di numeri (basti pensare al numero di laureati che ogni anno si forma al Politecnico di Milano) e, in un momento di crisi come questo, diventa difficile ottenere la tanto sognata prima esperienza lavorativa. Forse per questo i nostri corsi, in forma di workshop, riscuotono sempre più successo: una formazione veloce, specifica e pratica, con un committente reale da soddisfare.

Che importanza hanno avuto i Social Network nella vostra campagna di comunicazione?

BB: Nel nostro ambiente la comunicazione attraverso i Social Network è importante perché l’utenza a cui ci rivolgiamo è un utenza giovane che si serve dei Social Network non solo per svago ma anche come strumenti per promuovere la propria figura professionale. Sono mezzi estremamente veloci che richiedono una certa dinamicità e che ti permettono continue interazioni con il mondo dei designer.

AM: Mio malgrado la nostra è considerata la “società della comunicazione” e se non sei social non esisti!

Da professionisti di questo settore che consiglio vi sentite di dare ai ragazzi che vorrebbero lavorare nel mondo del design? Qual è il segreto del successo?

AM: In questi lunghi anni di insegnamento, ho avuto il piacere e l’onore di formare giovani progettisti che stanno riscuotendo un buon successo nel panorama italiano e internazionale. La percentuale di quelli famosi è però molto bassa rispetto alla grande quantità di bravi designer e architetti che ho incontrato. Vi lascio con questa riflessione: se un grande albero cade nel mezzo di una foresta, ma non c’è nessuno abbastanza vicino per sentirne il rumore, quest’albero avrà fatto rumore!
Perciò il mio consiglio è: comunica!

BB: Credo che il fattore “C”, e non si pensi male, intendo “C” come Comunicazione, sia fondamentale. Mi raccomando: tenete traccia di ogni vostra idea\progetto; ricercate, create, migliorate e archiviate con criterio quanto da voi prodotto. Fotografate quanto potete: la foto da un valore aggiunto ad ogni elaborato progettuale, render compreso. Siate come il prezzemolo: sui social, su ogni media, in ogni riga in cui potete citare il vostro nome e il vostro progetto.