Le donne di Cortina d’Ampezzo per l’istituzione cittadina nota come le Regole ampezzane, fondata nel Tardo Medioevo, non sono ancora equiparate agli uomini. La proposta di modificare il regolamento comunitario in chiave meno maschilista di recente è stata bocciata dall’assemblea. La maggioranza di due terzi necessaria ad approvare le nuove regole non è infatti stata raggiunta. Il voto si è concluso con 416 membri favorevoli alla mozione su 650 totali.

Per protestare contro le Regole ampezzane ritenute maschiliste le donne di Cortina d’Ampezzo hanno indossato un burqa, lamentando che nella popolare località turistica il tempo si è fermato al Medioevo e la parità di diritti garantita dalla Costituzione italiana non viene applicata. In base al regolamento dell’istituzione nata per gestire le proprietà terriere e boschive solo i figli maschi possono diventare regolieri. Il “privilegio” medioevale è concesso alle figlie femmine soltanto in assenza di fratelli.

Secondo le testimonianze delle donne di Cortina d’Ampezzo, raccolte dal quotidiano La Repubblica, gli uomini della comunità hanno paura delle idee femminili perché perderebbero i loro privilegi. Inoltre è ancora radicata nella cultura cittadina un’atavica paura dello straniero. Non a caso le donne regoliere che sposano un uomo non regoliere o proveniente da un’altra comunità perdono il titolo, non possono neanche tagliare un albero o coltivare un campo senza il permesso dei “capi”.

Sindaco di Cortina: molte donne in giunta

Il sindaco di Cortina d’Ampezzo Andrea Franceschi cerca di smorzare le polemiche spiegando che la giunta comunale vanta molte rappresentanti femminili. Riguardo alla riforma delle Regole ampezzane, il primo cittadino spiega che le leggi interne, note come Laudo, sono molto antiche e non si tratta di un processo semplice. Gli stessi uomini hanno difficoltà ad accettare alcune norme medioevali, come il ruolo cruciale attribuito ai capifamiglia, anziani che hanno ormai oltre 80 anni. I loro figli benché sessantenni non possono ancora diventare delle guide.

A placare gli animi dopo le polemiche sorte in rete sono state le stesse donne di Cortina d’Ampezzo. A chi come Marta Marzotto accusa la città di essere maschilista rispondono che Cortina è già una “città per le donne”. Questa battaglia serve solo a conquistare la stessa dignità anche nella Casa delle Regole.