È arrivata ieri sera anche il secondo grado di giudizio per il processo della tragedia della Costa Concordia: il comandante Francesco Schettino ha visto la conferma della condanna a 16 anni di carcere per la morte di 32 persone tra passeggeri e membri dell’equipaggio in seguito all’affondamento avvenuto il 13 gennaio 2012 al largo dell’isola del Giglio.

Contestualmente i giudici, usciti dalla camera di consiglio dopo ben otto ore di riunione, hanno disposto per Schettino anche l’interdizione per 5 anni dai titoli professionali marittimi, con in più il pagamento a suo carico delle spese processuali

La prima condanna era avvenuta a febbraio dell’anno scorso, quando il tribunale di Grossetto lo trovò colpevole di omicidio e lesioni colpose, abbandono di incapaci e minori e infine naufragio colposo.

L’imputato nel disastro della Costa Concordia non si trovava in aula, avendo preferito attendere la sentenza nella sua abitazioni a Meta di Sorrento, in provincia di Napoli: il processo è avvenuto senza la presenza delle videocamere, come richiesto dallo stesso avvocato difensore Donato Laino.

Questi ha affermato di voler venire a capo della vicenda studiando le carte che hanno dato vita alla sentenza: “Dobbiamo capire perché i giudici di secondo grado sono arrivati a questo ragionamento, dobbiamo leggere le motivazioni,  è chiaro che la sentenza non è andata incontro alle nostre argomentazioni“.

I naufraghi della Costa Concordia dovranno essere risarciti per una media di 15mila euro a persona, mentre per il comune del Giglio è stata prevista una provvisionale da 300mila euro per il danno non patrimoniale.

Chi non ha invece gradito del tutto la sentenza è stato l’ex procuratore capo di Grossetto Francesco Verusio che aveva guidato inizialmente l’inchiesta. Questi, ai giornalisti che lo hanno interrogato, ha spiegato che si sarebbe aspettato una condanna più forte a titolo esemplare: “Sono contento perché  è stato confermato l’impianto accusatorio, ma si tratta comunque di una sentenza mite, Schettino meritava di più per quello che ha fatto”.

Del relitto della Costa Concordia ormai non rimangono che pezzi in attesa di essere smaltiti, mentre la vicenda processuale di Schettino potrebbe non essere definitivamente chiusa, essendoci ancora la possibilità di ricorrere alla Cassazione.