Mentre è stato definito come dovranno essere organizzate le operazioni di recupero del relitto della Costa Concordia, gestite da Titan Salvage e Micoperi, in televisione vengono fatti ascoltare i minuti che hanno preceduto il tragico impatto della nave di Costa Crociere che ha portato poi all’evacuazione disorganizzata e mal gestita (o meglio non gestita) dal suo comandante, Francesco Schettino.

“Chiudere le porte stagne, chiudere le porte stagne a poppa” dice Schettino.

Successivamente sentiamo l’urto contro lo scoglio “Hard to port! Hard to port!” (tutto a sinistra) e poi ancora l’ex comandante che ripete “Chiudere le porte stagne”, e ancora “Hard to starboard! Hard to starboard!” (tutto a dritta) e Schettino “Chiudere le porte stagne, il pannello di emergenza, Diego”. Dalle immagini proposte dallo Speciale del TG1 vediamo gente, presumibilmente equipaggio, con i giubbotti che si chiede “Ma dove abbiamo toccato?”. E poi Schettino conferma “Dead Ship” (nave morta), “Chiamate i nostromo e mettetelo a prora”.

La scatola nera avrà ancora certo da raccontarci molto di quello che è successo quella notte di gennaio e che ha stravolto le vite di migliaia di persone.

Per quanto Schettino si sia dimostrato un vero vile, bisogna ammettere che la pratica dell’inchino non sia sua prerogativa, bensì è tipica della maggior parte delle navi da crociera che, nel loro tragitto, passano a distanze ravvicinate dalla costa, come racconta lo stesso Schettino nella sua telefonata a Roberto Ferrarini di Costa Crociere “Roberto, senti una cosa. Io sono passato sotto l’Isola del Giglio, qua il comandante Palombo ha detto ‘Passa sotto, passa sotto’, sono passato sotto qua e ho preso con la poppa un basso fondale. Guarda io sono morto, non mi dire nulla”.