Ad un anno dalla tragedia della Costa Concordia, l’allora capitano Francesco Schettino (foto by InfoPhoto) continua a professare la sua innocenza con un’intervista scarica-barile dove, di fatto, dice tutto e non dice nulla. E intanto i 32 morti rimangono ancora senza un colpevole.

Il comandante, intervistato a Domenica In su Raiuno, dice la sua su quanto accaduto il 13 gennaio del 2012: “Mi sono spostato davanti al finestrone della plancia di comando e c’era la montagna di fronte, andavamo dritti verso la montagna – le sue parole – chi è preposto al radar doveva dire che c’era la terra di fronte. Mi è stato detto che se passavamo dritti andavamo bene. Così mi sono autoincolpato perché ho seguito le indicazioni che ho avuto”. Dunque uno Schettino non colpevole, ma che si è accusato in quanto comandante della nave. Un gesto che, se vero, sicuramente gli fa onore, ma di sicuro non rende giustizia ai morti già citati.

Ma il tutto è accaduto davvero per un inchino? “Quello non era un inchino, era un passaggio vicino all’isola pianificato con la Costa”. Ah, ecco, allora tutto è più chiaro adesso e più comprensibile: “La scelta sulla pratica dell’inchino – dice ancora Schettino – è lasciata al comandante e io non ho mai chiesto l’autorizzazione per fare inchini. Anche il 14 agosto c’era stato un inchino, si fa quando si può, quando ci sono le condizioni o quando la navigazione diventa noiosa”. Ma quindi era un inchino o no?

Poi prosegue: “Nel mio interrogatorio ho detto che se non viravamo non prendevamo nulla. Se il timoniere avesse capito bene la nave sarebbe passata senza che succedesse nulla”. Ma perché non riferì delle reali condizioni della nave? “Parlai di blackout perché c’era da gestire il panico – dice – c’erano molte persone salite a Civitavecchia e che non sapevano ancora dove erano i ponti e gli imbarchi. Ho cercato di non aggravare la situazione. Volevo che i passeggeri fossero tutti contati e messi sulle scialuppe!.

L’accusa di aver abbandonato la nave? “L’avrei capita se la Concordia fosse affondata dritta, ma la nave si è ribaltata”. E dunque? “La nave si è capovolta e i bracci delle gru stavano intrappolando l’ultima scialuppa utilizzata per fare la spola con la terraferma – prosegue Schettino - ho visto la scialuppa e l’ho liberata dai ganci e mi sono messo al posto del timoniere. Comunque a mezzanotte e dieci circa, e c’è una telefonata a Ferrarini che lo conferma, io sono stato l’ultimo ad uscire dalla nave dal lato sommerso”. A voi interpretare le parole dell’ex capitano della Costa Concordia: chissà cosa diranno i parenti delle vittime, alle quali poco interessa se Schettino sia stato l’ultimo a scendere dalla nave, abbia fatto l’inchino o abbia parlato di blackout.