E’ passato un anno da quel famoso inchino del comandante Francesco Schettino. Un inchino che costò la vita a 32 persone: “Tutta colpa di quel maledetto inchino: la nave è finita contro gli scogli, si sta inclinando”. Era esattamente il 13 gennaio del 2012, la Costa Concordia, nave da crociera bellissima e sicurissima, si avvicinò troppo al Giglio e agli scogli delle Scole subendo uno squarcio di settanta metri sul lato sinistro dello scafo. S’inclina, cade in mare: e la crociera da sogno diventa un incubo per i 3216 passeggeri e 1013 membri dell’equipaggio.

Il relitto della nave è ancora lì, non lo muove nessuno. Sono passati 365 giorni, ma lo scavo è diventato quasi un’attrazione turistica. C’è chi dice che sarà rimossa a settembre, c’è chi come me dubita fortemente di tutto ciò. Intanto hanno tagliato il fumaiolo giallo con il logo della Costa. Due dei 32 morti, Russell Rebello, 33 anni, membro dell’equipaggio di origini indiane e la passeggera Maria Grazia Trecarichi, 50 anni, sono ancora imprigionati tra lo scafo e il fondale.

L’inchiesta è partita, la gestisce il Francesco Veruso. Questi aveva annunciato che entro i primi mesi del 2013 il tutto sarebbe stato chiuso, ma siamo già a buon punto: l’incidente probatorio ha confermato le accuse della procura ed entro un mese dovrebbe arrivare il rinvio a giudizio per il comandante Francesco Schettino, accusato numero uno di questa storia. L’accusa è pesante: omicidio plurimo colposo, abbandono della nave e danno ambientale: “Quello del comandante della nave da crociera – ha detto tempo fa il pm Verusio – fu un comportamento sconcertante. E’ stato accertato che al momento dell’impatto il comandante era sulla plancia di comando, governava la nave con il timone a mano”. In tutto questo, c’è da chiedersi se non si poteva evitare una sciagura del genere. Con un po’ di buon senso, forse…