Il 7 ottobre è ripreso il processo per il naufragio della Costa Concordia. Nella sede allestita per il dibattimento al teatro Moderno di Grosseto, sono cominciate le deposizioni dei testimoni (ne sono stati citati complessivamente 1.040). I primi ad essere ascoltati tra quelli richiesti dalla Procura sono gli ufficiali della nave; si tratta dei testimoni chiave attraverso cui l’accusa vuole dimostrare la colpevolezza del comandante Francesco Schettino (foto by InfoPhoto).

La deposizione più importante della giornata è quella di Giovanni Iaccarino, ufficiale di coperta: “Schettino voleva fare il passaggio ravvicinato al Giglio già la settimana prima. Ma non fu possibile perché non c’erano le condizioni adatte, c’era troppo mare e l’idea fu abbandonata“. Iaccarino ha aggiunto che il giorno del naufragio, il 13 gennaio 2012, “Il passaggio venne pianificato la sera stessa, non era nei programmi ufficiali“.

Ripercorrendo il momento dell’incidente, Iaccarino ha dichiarato in aula: “Alle 21.30 non ero in servizio. Ero al ponte 5, nella cabina di Simone Canessa, giocavamo alla playstation. Ricordo una prima sbandata a sinistra, quindi pensai che avevano messo un timone di troppo. Ci fu una vibrazione pazzesca e oggetti che cadevano a terra. Andai nella plancia di comando e vidi sul Gps che eravamo passati da sedici nodi a nove. Ho buttato lo sguardo alla carta nautica e vidi che eravamo su un fondale di 70 metri nei pressi degli scogli. Poi ho visto il comandante che si è messo le mani ai capelli ed ha pronunciato la frase ‘ho fatto un guaio’. Poi sono andato velocemente al ponte zero e ho visto che l’acqua saliva velocemente“.