Sembra assurda la storia di Davide Zaccarelli, costretto a versare circa 400 euro al mese alla madre dell’uomo che ha stuprato sua figlia Enza, che l’anno scorso è arrivata a togliersi la vita per lo choc subito e mai superato completamente. L’uomo ha raccontato la drammatica vicenda a “Libero”, partendo da quando la figlia quindicenne nel 2007 era stata molestata dal suo professore Ezio Foschini.

Scoperta la verità, i genitori di Enza denunciarono l’insegnante che, però, inizialmente non fu arrestato e continuò a lavorare a scuola indisturbato:

“Eppure le sue abitudini erano note, segnava sul registro di classe i soprannomi delle alunne [...] Lui, di tutta risposta, scrisse una lettera d’accuse nei confronti di Elisa, facendola anche firmare ai suoi compagni di classe. Volevo denunciare tutti, ma non volevo sporcare la fedina agli adolescenti costretti dal loro professore”.

All’epoca la scuola, quindi, non mosse un dito e anche il Ministero, dopo essersi costituito parte civile al processo, se ne lavò le mani. Fortunatamente dopo il processo Foschini fu condannato a 4 anni di reclusione e al pagamento di 40 mila euro a Elisa e 26 mila alla famiglia come risarcimento ma, a quel punto, la situazione precipitò, così come Davide stesso ha raccontato:

Venne fuori che era nullatenente, ma in realtà aveva spostato tutti i suoi soldi sul conto del padre. Lo denunciamo di nuovo, ma a questo punto veniamo condannati noi“.

Un risvolto assurdo voluto dal giudice civile Flavia Mazzini che condannò la famiglia Zaccarelli a risarcire i genitori di Foschini, perché la denuncia penale avrebbe fatto star male il padre dell’insegnante. Davide, non avendo a disposizione 40 mila euro per il risarcimento, si è visto così pignorare lo stipendio, mentre Foschini è ancora in carcere per  scontare l’ultimo anno per la violenza sessuale e altri 18 mesi per la mancata esecuzione dolosa del risarcimento per la famiglia. Una storia surreale, insomma, che non può non far riflettere sul valore della giustizia italiana, così come il padre di Enza ha sottolineato:

“Se credo ancora nella giustizia e nello Stato? Non so, sono stato molto tentato di farmi giustizia da solo, ma se Foschini ora è in carcere devo ringraziare lo Stato che è la Squadra Mobile di Ravenna, la Guardia di Finanza e i giudici. Solo il processo civile, che ci ha condannati, mi lascia perlomeno perplesso“.