Uno degli ostacoli maggiori alla ripresa è determinato dai tanti crediti inesigibili presenti nei bilanci delle banche italiane che contribuiscono ad appesantire il credit crunch, ovvero la progressiva restrizione del canale creditizio. A novembre, Bankitalia ha registrato una contrazione del credito su base annua dell’1,6% – contro il meno 2,1% di ottobre.

Per questo il Tesoro e Banca d’Italia, insieme alla Bce, stanno studiando un piano che permetta di superare la situazione facendo acquistare alla Bce pacchetti di titoli privati (Abs) che contengano parte di questi titoli deteriorati con la garanzia dello Stato italiano.

I termini della vendita non sarebbero ancora definiti nei particolari, ma quello che è certo è che il pacchetto prevederebbe l’erogazione di soldi pubblici per salvare le banche. L’ipotesi più gettonata è quello della vendita di circa 50 miliardi di prestiti per 20 miliardi – con una perdita per le banche del 60%.

In caso di ricavi inferiori al prezzo pagato dovrebbe intervenire il governo italiano, che dovrebbe pagare un indennizzo che potrebbe giungere fino a 8 miliardi. Lo scoglio principale in questa operazione è rappresentato dal fatto che finora nessun governo ha mai utilizzato denaro pubblicato per ricapitalizzare le banche – i Monti bond sono stati restituiti, anche se questa mossa ha aggravato la stretta del credito e quindi la stessa recessione.

Fino ad ora siamo a livello di rumors, ma sembra che le banche che chiederanno aiuto alla Bce dovranno prima cambiare il loro management. E quindi la testa di molte aziende bancarie non avrebbe interesse a cogliere questa opportunità – anche se le sofferenze di bilancio limitano di molto l’attività degli istituti di credito italiani.

photo credit: European Central Bank via photopin cc