Mancavano un’ora e 58 minuti prima che lo Stato federale divenisse impossibilitato a contrarre nuovi debiti, bloccando di fatto l’intero settore pubblico americano e, a catena, infiniti settori dell’economia, non solo nazionale. Per cui il mondo politico ha pensato bene di dare un taglio alla follia. Alle 22.58 ora di Washington (4.12 del 17 ottobre in Italia) la Camera dei rappresentanti ha approvato l’accordo che interrompe il cosiddetto “shutdown” (chiusura) dello Stato federale. Il tetto del debito viene innalzato fino al 7 febbraio. I voti favorevoli sono stati 285 contro 144 no e quattro assenti. Hanno votato sì tutti i democratici (198) e 87 dei 144 repubblicani, che in questa camera hanno la maggioranza. Due ore prima era arrivato anche il sì del Senato, dove la maggioranza è dei democratici.

Il presidente Barack Obama ha dichiarato di essere disponibile a lavorare con tutti e si augura che “la prossima volta la soluzione non venga trovata all’ultimo minuto. Ora possiamo cominciare a sollevare questa nube di incertezza e disagio che grava sulla nostra economia e sul popolo americano”.

Ma lo scontro sulla riforma sanitaria voluta da Obama e i tagli alla spesa pubblica chiesti dai repubblicani è solo rinviato.