Anche Barbie sta invecchiando. I numeri parlano di vendite “pericolosamente in calo” per la storica bambola bionda prodotta da Mattel, che non è più il giocattolo preferito dalle ragazzine. E a farne le spese è il CEO della multinazionale americana.

L’amministratore delegato Bryan Stockton ha dato le dimissioni dopo tre anni alla guida della Mattel. Tre anni in cui il prodotto Barbie è passato da cavallo vincente a zoppicante, andando a destabilizzare l’utile netto della compagnia, sceso del 59 per cento. Durante le feste natalizie, invece di recuperare terreno, la plasticosa bambola simbolo della bellezza femminile ha registrato un altro 6 per cento di calo.

I motivi della crisi sembrerebbero diversi. In primis si punta il dito proprio sulle scelte del reparto marketing che peccando di sicurezza ha smesso di sperimentare su nuovi fronti e proporre “crossover”, come ha fatto invece il brand LEGO, limitandosi a sfornare nuovi accessori alla moda.

La concorrenza ha inoltre affilato le unghie e negli ultimi anni sono arrivate sul mercato rivali di Barbie altrettanto “forti”, come le Winx o le Bratz. In ultima analisi, bisogna poi considerare un netto cambio di rotta nei gusti dei bambini, sempre più “digitali” e sempre meno “fisici”. Il vero nemico di Barbie, Ken e gli altri giocattoli sugli scaffali dei negozi si chiama App.

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