Un fatturato, nel 2012, di 100 mld di euro, pari al 4% del Pil nazionale, con una ricaduta del 12% sulla spesa delle famiglie italiane. La crisi incrementa il gioco d’azzardo legale, la terza industria italiana, che copre il 15% del mercato europeo e il 4,4% di quello mondiale, con 400.000 slot-machine e 6.181 tra locali e ricevitorie autorizzate. Il giro di affari, dal 2011, è aumentato di oltre 20 mld di euro, con un gettito fiscale, per l’erario, di 8 mld di euro.

E’ come se, nei primi 10 mesi dell’anno appena trascorso, ogni italiano adulto avesse giocato 1.400 euro. I giocatori abituali, invece, sono solo, si fa per dire, 15 milioni sul territorio nazionale, di cui 3 milioni a rischio patologico e circa 800.000 quelli già scivolati nel tunnel. Curare il GAP (Gioco d’azzardo patologico) costa 5/6 mld di euro all’anno. Da ottobre 2012 il GAP rientra nei LEA (Livelli essenziali di assistenza) ma non è chiaro se ci siano stati degli stanziamenti. In ogni caso, un anno di terapia, che intreccia quella farmacologica a quella comportamentale, costa dai 2/3.000 euro a paziente.

Sono cifre che disegnano una pericolosa deriva verso la quale molti italiani, soprattutto le fasce più deboli come disoccupati, indigenti, ceto medio basso e un’inquietante percentuale di studenti delle medie superiori, si sono avviati. Come se l’ultima possibilità di risalita fosse quella di tentare la fortuna.

Un’ecatombe che ha fatto scattare un campanello d’allarme, in particolare, per le istituzioni locali che, avendo un commercio quotidiano con il territorio, si ritrovano sempre più spesso a dover affrontare una realtà sociale degenerata, con risorse sempre più scarse e preparazione insufficiente.

Un gruppo di consiglieri regionali lombardi del Pd aveva provato, circa un anno fa, ad arginare il crescente fenomeno del gioco d’azzardo, proponendo un progetto di legge che prevedeva la creazione di strutture sanitarie ad hoc e la formazione di operatori; la costituzione di un osservatorio, composto da Guardia di finanza, Asl, associazioni dei consumatori, Camera di commercio e Procura, con la facoltà di emettere protocolli amministrativi; l’utilizzo della tessera sanitaria regionale per accedere ai vari giochi, in modo da monitorare il numero di giocate e la presenza di minori; un fondo a sostegno delle famiglie indebitate.

Ci hanno riprovato quest’anno 63 sindaci del nord Italia, che hanno firmato il Manifesto per la legalità contro il gioco d’azzardo, culmine di un percorso nato all’interno della Scuola delle Buone pratiche, incontri tra amministratori locali per condividere e ragionare sulle “applicazioni virtuose” nei propri territori. Una consuetudine iniziata 2 anni fa, da un’idea di Terre di Mezzo in collaborazione con il Comune di Corsico.

“Essendo gli organizzatori di Fa la cosa giusta, spiega Dario Palladini (Terre di Mezzo) “ci siamo posti il problema dell’uso consapevole dei consumi e il gioco d’azzardo rientra in questi, quindi era importante vedere cosa stava succedendo”. Alla stesura del Manifesto ha partecipato anche Legautonomie.

In sintesi, i 63 sindaci firmatari, tra cui quello del Comune di Milano, fino a febbraio 2012 terza città italiana per gioco d’azzardo, chiedono una legge nazionale che riduca l’offerta del gioco d’azzardo e ne contenga l’accesso; leggi regionali per la prevenzione dei rischi e la cura dei giocatori patologici; la possibilità di definire gli orari delle sale da gioco, la loro dislocazione sul territorio di competenza, di esercitare un parere preventivo e vincolante per l’installazione dei giochi d’azzardo.

Attualmente, all’apertura di un esercizio di gioco d’azzardo, la Questura controlla i precedenti penali del gestore. Il parere negativo è facilmente aggirabile con un prestanome, anche perché, sempre più spesso, il gioco d’azzardo legale è un’ottima lavanderia per i soldi delle mafie. Coinvolgere il comune di competenza, conoscitore del tessuto economico e imprenditoriale del territorio che amministra, permetterebbe verifiche più puntuali e una buona prevenzione, a tutti i livelli.

Ce la faranno o, anche, le loro richieste cadranno nel vuoto? Si accettano scommesse.