Lo straniero, a Milano, non conosce crisi: che sia in viaggio d’affari, che apra un’azienda, che venga a visitare la città o che si muova per fare shopping, rigorosamente al maschile. E riesce, anche, a risparmiare. In controtendenza con chi sostiene che Milano è una città cara. Ogni anno la città della Madunina accoglie 3,5 milioni di turisti. Sono soprattutto businessman che si fermano un paio di notti, cenano in ristoranti rinomati, fanno compere e, tra un congresso e l’altro, riescono a visitare una mostra, spendendo circa 492 euro al giorno.

Il fatturato annuo del turismo business si aggira intorno ai 2,5 mld di euro e impiega oltre 80.000 addetti. Il segreto di un tale indotto? I prezzi competitivi. Milano si attesta al 15esimo posto nella classifica delle metropoli internazionali per costi di viaggio e permanenza. Al primo posto Francoforte, con 805 euro al giorno, seguita da Hong Kong con 719 euro e Mosca con 431 euro. Al quinto posto troviamo Roma con 601 euro. Ma la sorpresa sono gli ultimi posti. Terz’ultima la costosissima Oslo, con solo 242 euro di spesa media giornaliera, penultima Dubai, con 238 euro e, fanalino di coda, l’inglesissisma Manchester con, appena, 237 euro. A quanto pare, quello che fa la differenza, a Milano, è il costo di un pranzo, a persona, intorno ai 23 euro, la metà del prezzo medio.

Ai businessmen conviene fare un giro nel capoluogo lombardo, anche, per rinnovare il guardaroba. Con una spesa media di 959 euro possono vestirsi da capo a piedi, accessori inclusi, con abiti di alta qualità. Si spende qualcosina di più se si vuole un abbigliamento di lusso. Del resto, il 48,58% della popolarità di Milano all’estero è dovuta alla moda, con un fatturato di 150 mld di euro, comprese le province limitrofe di Monza Brinza, Como e Varese, solo per il comparto delle sfilate, mentre l’indotto del turismo per shopping si assesta sul miliardo di euro. Le vie più battute sono corso Vittorio Emanuele, via Torino e corso Buenos Aires, con una presenza di turisti stranieri del 47%. Vestire a Milano, per un uomo, conviene, rispetto a Buenos Aires, Pechino, Shanghai e Hong Kong.

Stessa florida situazione situazione si registra, anche, nell’import/export di abbigliamento, pelli, e accessori. Milano guida la classifica con 3.217.544.969 euro di importazioni e 3.631.492.073 euro di esportazioni, al secondo posto Bergamo con 562.802.050 euro di import e Como con 1.038.188.739 euro di export, le parti si invertono per il terzo posto con Como a 387.061.853 euro di import e Bergamo a 731.618.805 euro di export.

A fare da traino all’import/export contribuisce, in parte, la massiccia presenza di aziende straniere sul territorio lombardo, che creano occupazione preziosa in tempo di crisi. Solo a Milano, le imprese sono 33.242 per 92.000 posti di lavoro, pari al 4,2% del totale degli occupati nelle società private meneghine, a fronte di 430.745 imprese straniere sparse sul territorio italiano che impiegano 825.000 addetti, pari al 3,7% del totale nazionale. Le ditte individuali straniere in Italia sono 369.868, per 490.000 assunti, pari al 10,5% del totale. Di queste 25.321 hanno sede a Milano e danno lavoro a 37.000 persone, pari al 21,7% del totale meneghino di settore.

Se l’antico motto era non passa lo straniero, oggi, più che mai, benvenuto straniero. Nonostante ciò, gli episodi di discriminazione e razzismo rimangono all’ordine del giorno. Ma questa, come direbbe qualcuno, è un’altra storia.