Oltre 100.000 aziende chiuse tra il 2011 e il 2012, secondo Rete Imprese Italia. Un incremento del tasso di disoccupazione, in Lombardia, dell’8,6% a fronte dell’8,3% su scala nazionale, secondo la Camera di Commercio meneghina. Ma l’elenco di dati sconfortanti è ancora lungo. L’accesso al credito, ad esempio, è tra le maggiori difficoltà delle imprese e il rischio di cadere nel gorgo dell’usura è fortissimo.

Su 222 imprenditori milanesi contattati dalla Camera di Commercio, in merito alla possibilità di chiedere un prestito a tassi superiori a quelli bancari, il 14,4% sta pensando a tale eventualità. Per ora il rifugio peccatorum rimane la famiglia, genitori, coniugi o figli, ai quali ci si rivolge, soprattutto, per le spese quotidiane di mantenimento personale e dell’azienda. Nonostante ciò, le società di servizi finanziari e le assicurazioni proliferano. In Italia sono 109.216, di cui 21.542 in Lombardia, 12.361 nel Lazio e 9.595 in Piemonte. Nella sola Milano ci sono 8.859 agenzie.

Uno spiraglio, però, c’è. A Milano, il numero delle aziende, 285.000, è rimasto invariato rispetto all’anno precedente con forti percentuali rispetto al dato nazionale. Nel 2012 sono state aperte 23.238 imprese, il 38,7% di quelle lombarde, il 6,1% di quelle italiane, e chiuse 17.286. Ad esempio, il settore dei sevizi alle imprese pesa, nell’area meneghina, per il 28,1% rispetto al 13,4% a livello nazionale. Crescono del 4,4% il settore istruzione e del 3,6% alberghi e ristoranti.

Di notevole importanza, anche, la presenza di ditte straniere, con una presenza, a Milano, dell’11,3% a fronte dell’8% su tutto il territorio nazionale, con particolare rilievo nel comparto delle costruzioni, 22,1% e nel turismo, 21,2%, con un incremento del 4,6% delle sedi meneghine di imprese straniere, arrivando a quota 2.612. E’ in calo la presenza femminile ai vertici delle aziende milanesi, il 19,4% rispetto al 23,6% su scala nazionale, mentre aumenta la loro presenza nei servizi alla persona, 38,8% e nel turismo, 26,9%. Infine, i giovani, impiegati, anche loro, nel turismo, 14,3% e nelle costruzioni, 12,3%, per un totale dell’8,1% rispetto al 10,9% nazionale.

Infine, è notizia di questi giorni, Confartigianato ha proposto un osservatorio nazionale per stroncare la pratica dilatatoria dei pagamenti ai fornitori, con un termine fissato entro 30 giorni dalla transazione commerciale, altrimenti scatta una sanzione pecuniaria oltre al pubblico ludibrio per i cattivi pagatori. Riusciranno a passare alla pratica?