Nonostante la recessione, l’economia meneghina tiene meglio di quella nazionale, registrando solo un calo dello 0,5% rispetto al -0,8% nel resto del Paese. Per usare una metafora televisiva: qual è l’x factor dell’economia sotto la madonnina? Le attività straniere, grazie a loro invece che 3.600 aziende in meno all’anno, pari all’1,4%, c’è una crescita del 7%.

Le imprese che hanno chiuso, nell’ultimo anno, sono 1.390, su un totale nazionale di quasi 284.000. E’ un’emorragia che divora l’Italia dalle sue viscere. Milano rimane a galla grazie a quegli immigrati a cui, ancora qualcuno, guarda con sospetto. Mentre le aziende italiane, in un anno, hanno registrato un calo dell’1,4%, quelle straniere, invece, hanno avuto un incremento del 6,9%: da 32.491 sono passate a 34.720.

Un altro trend positivo dell’economia milanese è l’implementazione delle aziende a gestione femminile. Proprio loro, il sesso debole, le quote rosa, sanno far funzionare meglio le attività con un +7% rispetto ai concorrenti uomini, che scivolano verso un -8%.

Il comparto più gettonato è la ristorazione, da 15.218 attività a 15.710, pari a 492 nuove imprese; segue a ruota il commercio al dettaglio, da 30.069 esercizi a 30.510, 441 nuove aperture; al terzo posto i servizi per edifici e paesaggio, da 5.091 a 5.471, pari a 380 nuove attività. Appena giù dal podio, si classificano le attività di direzione aziendale e consulenza generale, con 340 nuovi aperture; fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata, con 130 imprese in più e i servizi alla persona con 105 nuove agenzie.

Fanalino di coda il settore immobiliare con 628 uffici chiusi nell’ultimo anno, il commercio all’ingrosso, -460 esercizi e le costruzioni con 381 aziende in meno. Nonostante questi dati negativi, nella capitale morale d’Italia l’economia migliora sensibilmente, fungendo se non da traino, almeno, da esempio per il resto del Paese.