La crisi che ha investito violentemente le economie di tutto il mondo, e in particolare dell’Europa, non ha finora prodotto il tanto temuto crollo dell’euro, che tuttavia è ancora ben lontano dalla guarigione. E, come racconta The Economist, non ha ancora affrontato quello che si potrebbe configurare come il problema più grave mai affrontato dall’Unione Europea: il collasso dell’economia francese.

L’economia è stagnante e potrebbe entrare in recessione nell’ultimo quadrimestre dell’anno, per poi crescere nel 2013 (…). Eppure, nonostante la gravità dei problemi economici del paese, Hollande sembra ancora tiepido sull’argomento. Perché il mondo della finanza dovrebbe dargli credito, quando ha già promosso una serie di misure di sinistra, inclusa un’aliquota sui super-redditi pari al 75%, l’aumento della tassazione su imprese, rendite finanziare e dividendi, il salario minimo e una parziale retromarcia sul tema dell’innalzamento dell’età pensionabile? (…) Quei governi europei che hanno intrapreso profonde riforme lo hanno fatto perché avevano ben presente la portata della crisi, perché gli elettori erano consapevoli che non ci fosse alternativa, perché i leader di partito erano altrettanto convinti che il cambiamento fosse inevitabile. Niente di tutto questo si può dire di Hollande e della Francia”.

Un attacco diretto contro il presidente della Repubblica francese e il Partito Socialista, che il settimanale definisce “antimoderno e ostile al capitalismo” e che accusa di essere troppo esitanti nel voler concedere a Bruxelles poteri supplementari in materia di bilancio, rifiutandosi persino di affrontare il problema con un dibattito pubblico. Ma l’affondo più pesante arriva in chiusura di analisi:

Finora gli investitori sono stati indulgenti con la Francia (…), ma non si può sfidare l’economia a lungo. A meno che Hollande non dimostri di essere genuinamente intenzionato a far cambiare al suo paese la rotta che ha mantenuto negli ultimi 30 anni, la Francia finirà per perdere la fiducia degli investitori e della Germania. Come molti paesi dell’eurozona hanno scoperto, i sentimenti dei mercati cambiano repentinamente. La crisi potrebbe colpire già l’anno prossimo e potrebbe essere la Francia, invece che l’Italia o la Spagna, il terreno in cui si deciderà il destino dell’euro. Hollande non ha molto tempo per disinnescare questa bomba a orologeria posta nel cuore dell’Europa”.