L’emergenza crisi idrica non colpisce solo la Sicilia – ed in particolare i comuni di Agrigento a Messina. La situazione è disastrosa anche in Sardegna. Da Sassari a Porto Torres e Caselsardo, da Olbia ad Arzachena e Golfo Aranci, si moltiplicano le ordinanze dei sindaci che vietano l’utilizzo dell’acqua a fini alimentari. La situazione potrà iniziare a cambiare solo quando arriveranno le prime piogge – e in questo senso le previsioni meteo non danno una mano. La regione Sardegna prova a correre ai ripari fissando un vertice convocato dall’assessore regionale ai lavori pubblici Paolo Maninchedda per il quale per “bisogna accelerare gli appalti per 80 milioni di euro. Che non risolveranno nell’immediato il problema della sete del nord Sardegna“.

La crisi idrica non riguarda solo Agrigento a Messina. A Niscemi alcune mamme sono andate dai Carabinieri perché da 15 giorni sono senz’acqua e per questo stanno lavando i loro bimbi con l’acqua minerale. A Caltanissetta il sindaco ha vietato l’uso dell’acqua per fini alimentari mentre a Campobello di Licata da giorni ci sono le autobotti in piazza – e l’elenco potrebbe continuare ancora. Una crisi idrica che nasce dal fatto che nel settore mancano gli investimenti da decenni. Non per nulla in Sicilia un abitante su 4 non ha un approvvigionamento regolare – la media nazionale è dell’8%.
Secondo l’Istat, il 20% dell’acqua potabile deve essere trattata perché non buona. E il 49% non arriva a destinazione perché si perde lungo la rete idrica. I disagi più gravi si registrano negli ospedali. A Messina da due settimane i quattrocento pazienti dell’ospedale Papardo mangiano solo panini perché è stata chiusa la mensa.