La crisi Russia Turchia, provocata dall’abbattimento del jet sovietico da parte delle forze turche al confine con la Siria, non accenna a scemare e i rapporti diplomatici tra i due stati si fanno sempre più tesi.

Gli ultimi aggiornamenti sulla situazione parlano di uno scontro che dalla terraferma si è spostato in mare. Sono due infatti gli incidenti che hanno fatto nuovamente tremare le ambasciate dei due Paesi.

Il primo è avvenuto ieri nel Mar Egeo, a una ventina di km dall’isola greca di Lemnos, dove la fregata Smetlivy dell’esercito russo ha esploso alcuni colpi di avvertimento in direzione di un peschereccio turco. Stando alle dichiarazioni del Ministero della Difesa del Cremlino i colpi avevano come scopo quello di evitare uno scontro tra i due mezzi, dopo che la nave battente bandiera turca si era avvicinata troppo.

Inevitabile anche una dura reprimenda del Ministero che ha definito l’incidente come “una provocazione”, dato che la nave turca avrebbe poi cambiato rotta senza avvisare con messaggi radio o segnalazioni visive il mezzo militare sovietico.

È di oggi invece il secondo incidente della serie, che ha coinvolto vari mezzi nautici di Mosca e Ankara. Questa volta il contrattempo ha avuto luogo nel Mar Nero, al largo della costa di Odessa, dove sono presenti alcuni giacimenti di gas.

Una nave mercantile turca non ha risposto alle segnalazioni di un incrociatore e di un mezzo della guardia costiera sovietici, i quali hanno dovuto provvedere fisicamente a far cambiare rotta al mezzo. Questo infatti stava ostacolando il passaggio di un rimorchiatore di una compagnia petrolifera che stava trasferendo il suo carico dalle piattaforme alle acque territoriali russe.

C’è poi da segnalare un terzo incidente avvenuto circa dieci giorni fa presso lo stretto del Bosforo, dove la nave militare russa Caesar Kunikov era passata con un soldato (o più) che imbracciava un lanciamissili carico e pronto a essere utilizzato. Il gesto questa volta è stato visto come una provocazione contro la Turchia, mentre la Russia si è difesa affermando di essersi attenuta alle convenzioni nautiche vigenti.