La situazione in Ucraina sta sempre di più sfuggendo di mano. Dopo i dodici morti tra i sostenitori di Mosca a Sloviansk, sempre ieri filorussi e filo ucraini si sono scontrati a Odessa, città portuale sul Mar Nero e roccaforte della rivolta separatista filorussa.

Trentotto persone sono morte in un incendio nella sede dell’Unione dei sindacati della città, 8 sono decedute dopo essersi gettate dalle finestre dell’edificio per sfuggire alle fiamme. L’incendio sarebbe stato appiccato dai sostenitori del Governo di Kiev dopo che li si erano rifugiati i filorussi nella fase successiva agli scontri.

Una strage, quella di Odessa, che ha scatenato l’ira di Mosca che, “sconvolta” per “i crimini commessi”, e ha chiesto “a Kiev e ai suoi sostenitori occidentali” di “assumersi le loro responsabilità”. (foto by InfoPhoto)

Secondo alcune fonti russe, alcuni dei filo-russi che si sono lanciati dalle finestre per sfuggire alle fiamme e sono sopravvissuti alla caduta, sarebbero poi stati circondati e bastonati dagli estremisti filo-Kiev. Numerose le persone ferite in modo grave.

Morti, numerosi feriti e due elicotteri abbattuti, questo è il bollettino provvisorio della giornata di guerra civile in Ucraina, combattuta nel russofono sud-est, dove Kiev ha rilanciato la sua offensiva militare, ma anche sul Mar Nero tra secessionisti e filo Kiev.

In questo scenario da guerra civile, dagli Usa Barack Obama e Angela Merkel hanno minacciato che l’Occidente è pronto a far scattare contro la Russia altre sanzioni. Entrambi i leader hanno chiesto inoltre a Mosca di attivarsi per la liberazione immediata degli osservatori militari dell’Osce in mano ai ribelli filorussi di Sloviansk, ma Denis Pushilin, autoproclamato presidente della Repubblica popolare di Donetsk, ha annunciato che il blitz di Kiev ritarderà il loro possibile rilascio. Da Mosca è comunque arrivato l’inviato per negoziare il rilascio, Vladimir Lukin.

Intanto il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha dichiarato: “le autorità ucraine smettano di uccidere i propri cittadini, altrimenti il futuro del Paese potrebbe diventare veramente triste”.