Spari ed esplosioni echeggiano da Sloviansk, città sotto il controllo dei ribelli filorussi da circa un paio di settimane. Le forze regolari dell’Ucraina hanno quindi lanciato un attacco nella mattinata del 2 maggio alla roccaforte separatista nell’oblast (regione) del Donetsk; vale a dire un’altra porzione di territorio lungo il confine orientale con la Russia.

Secondo quanto riferiscono i portavoce dei ribelli, si tratterebbe di un attacco su larga scala; sempre i separatisti (foto by InfoPhoto) comunicano che quattro elicotteri ucraini sarebbero stati abbattuti. Tuttavia il ministero della difesa ha confermato solo l’abbattimento di 2 elicotteri, in cui un pilota è morto e altri membri degli equipaggi sono stati feriti.

L’operazione militare di Kiev risponde quindi all’assalto compiuto il 1° maggio dai separatisti nella città di Donetsk, quando circa 300 ribelli hanno attaccato l’ufficio del procuratore regionale, riuscendo a disarmare i poliziotti.

A Sloviansk si trovano anche gli osservatori dell’Osce (Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, di cui fanno parte 57 Paesi tra cui Usa e Russia), da una settimana in ostaggio ai ribelli. Per sbloccare questa situazione, il cancelliere della Germania Angela Merkel (la Commissione europea sta a guardare) ha chiesto l’intervento di Vladimir Putin. Secondo una nota, la Merkel “ha fatto richiesta al presidente perché usi la sua influenza per risolvere la questione del personale dell’Osce“. Ma il presidente della Russia ha fatto sapere che prima devono ritirarsi le truppe ucraine dal sud-est del Paese.