Sembra che manchi davvero poco alla guerra civile. Gli scontri tra l’esercito regolare ucraino e i ribelli filorussi continuano lungo il confine tra i due paesi, dopo che questa mattina all’alba Kiev aveva ordinato l’attacco a Slovyanks, roccaforte dei separatisti, in un’operazione definita “anti-terroristica” da parte del governo centrale e “punitiva” da parte di Mosca e che ha provocato almeno 5 morti, stando alla tv Rossia 24. A Odessa, sul Mar Nero, centinaia di militanti filorussi hanno attaccato con bastoni e molotov una manifestazione per l’unità nazionale che contava circa 2000 partecipanti. Il pronto intervento delle forze dell’ordine ha impedito che gli scontri si trasformassero in un bagno di sangue, ma il bilancio, secondo le prime ricostruzioni, parla comunque di un morto e decine di feriti.

Mentre il popolo ucraino prosegue nella sua agonia, Kiev e Mosca hanno ripreso a lanciarsi messaggi bellicosi. “Il ricorso all’esercito contro il proprio popolo è un crimine che porterà l’Ucraina alla catastrofe”, ha dichiarato Sergej Lavrov, ministro degli Esteri russo, mentre Aleksandr Novak, ministro dell’Energia, ha minacciato Kiev di tagliare il rifornimento di gas se l’Ucraina non pagherà quanto dovuto. “La Russia fermi subito l’isteria e le minacce”, ha replicato il presidente ad interim ucraino Turcinov. L’Unione Europea, per il momento, si limita a invitare le parti a rispettare gli accordi di Ginevra, quegli stessi accordi che stamattina la Russia ha definito morti de facto.

Foto by InfoPhoto