I passi lenti della diplomazia hanno portato ad un accordo tanto sofferto quanto fumoso. Nella serata del 17 aprile, riuniti a Ginevra, i rappresentanti di Russia, Ucraina, Stati Uniti e Unione Europea hanno firmato un documento che impegna le nazioni in gioco a “disarmare i gruppi armati illegali“. Inoltre, nell’accordo si specifica che “tutte le parti devono astenersi da qualsiasi azione di violenza, intimidazione o provocazione“. E’ questa la sintesi del vertice in cui il ruolo principale è, come sempre, stato ricoperto da America e Russia, rappresentate dai rispettivi ministri degli esteri, John Kerry e Segrej Lavrov (foto by InfoPhoto).

Tuttavia le dichiarazioni dei due presidenti sono di tutt’altro tono. Barack Obama ha avvertito: “Abbiamo già pronte ulteriori sanzioni che possiamo imporre alla Russia se non vedremo un’autentico miglioramento della situazione“. Non meno minacciose sono state le parole di Vladimir Putin, in un discorso televisivo pronunciato poche ore prima. Dopo aver definito “un grave criminel’intervento delle forze armate ucraine contro i ribelli filo-russi, e spiegato che il Governo di Kiev sta spingendo il Paese verso l’abisso, Putin ha aggiunto: “Spero molto sentitamente di non dover mandare truppe in Ucraina“.

E poi è tornata la vera minaccia: se fra un mese l’Ucraina non salderà il debito sul gas russo, ha avvertito Putin, Gazprom passerà al sistema di forniture con pagamenti anticipati. Col rischio per l’Europa di vedere interrotta, insieme alla fornitura di gas all’Ucraina, anche la propria. Cioè la nostra.