Oltre 5300 morti in 10 mesi di conflitto, più altre 12mila persone ferite: i costi in vite umane della crisi ucraina, ormai da tempo diventata una guerra civile, sono spaventosi, ma tutt’altro che definitivi. Secondo una nota dell’Alto Commissario ONU per i diritti umani, Zeid Raad Al Hussein, l’inasprimento dei combattimenti potrebbe rivelarsi una catastrofe per oltre 5 milioni di persone.

Fino a ora sono morte 5383 persone e altre 12235 sono rimaste ferite dalla metà di aprile dell’anno scorso. Solo nelle ultime tre settimane sono caduti almeno 224 civili e altri 545 sono rimasti feriti. Un’ulteriore escalation si rivelerà catastrofica per i 5,2 milioni di persone che vivono nella zona al centro del conflitto, nell’est dell’Ucraina“. Gli attacchi contro la popolazione civile sono al centro delle preoccupazioni delle Nazioni Unite: “Le fermate dei mezzi pubblici, le scuole, i mercati, le zone residenziali si sono trasformati in campi di battaglia. Solo a Mariupol, nel singolo evento più grave che ha coinvolto i civili, sono morte 31 persone e 112 sono rimaste ferite a causa del lancio di svariati missili. La protezione dei civili da parte di entrambi gli schieramenti dev’essere un’assoluta priorità”, ha intimato il principe giordano, “ogni violazione delle leggi umanitarie internazionali e dei diritti umani sarà perseguita e i colpevoli consegnati alla giustizia“.  Ma altrettanto angosciante è la situazione dell’approvvigionamento dei beni di prima necessità, dal momento che nelle aree interessate dai combattimenti c’è carenza di cibo, acqua ed energia elettrica.

Negli ultimi giorni i combattimenti si sono concentrati soprattutto attorno alla città di Debaltsevo, snodo ferroviario strategico compreso tra Donetsk e Lugansk, le due principali roccaforti filorusse, che i ribelli intendono conquistare per unificare la linea del fronte. Le forze separatiste hanno anche proclamato la mobilitazione generale che, secondo quanto annunciato, inizierà lunedì prossimo e coinvolgerà 100mila uomini pronti a prendere le armi contro l’esercito nazionalista. Solo tre giorni fa erano naufragati un’altra volta i colloqui di pace organizzati a Minsk.

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