Finora la Russia non aveva mai ufficialmente ammesso di controllare le forze ribelli nell’est dell’Ucraina. Ma dopo la strage di Odessa, dove un incendio scoppiato a causa degli scontri tra nazionalisti e filorussi ha causato 42 morti e 125 feriti, anche il Cremlino comincia ad avere i nervi tesi. Tanto da arrivare ad una parziale ammissione: il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitri Peskov, ha detto che la Russia s’impegnerà per far diminuire le violenza, ma anche che ha perso il controllo delle “forze di autodifesa”, come le chiamano al Cremlino. Tuttavia il rilascio degli ostaggi Osce, avvenuto il 3 maggio, lascia intendere che a Mosca mantengano ancora le redini abbastanze salde (foto by InfoPhoto).

Ma la calma è ancora lontana. L’assedio delle forze regolari a Sloviansk prosegue; parallelamente il sangue continua a scorrere. Si registrano altri 20 morti (5 nell’esercito e 15 tra i ribelli), oltre a 12 feriti. Del resto Russia e Ucraina continuano a scambiarsi pesanti accuse reciproche. Relativamente alla strage di Odessa (per la quale è stato silurato il capo della polizia della città), i servizi segreti ucraini denunciano delle ingerenze esterne coordinate da sabotatori provenienti dalla Russia. Peskov invece ha detto che “le autorità di Kiev portano la responsabilità diretta di quanto accaduto ad Odessa; ne sono di fatto complici“. E tanto per non creare confusione sulle intenzioni russe, il portavoce di Putin ha aggiunto: “La Russia non sa ancora come rispondere alla crescente violenza nell’Ucraina, da dove arrivano migliaia di richieste, un grido di disperazione, una preghiera di aiuto“.

Se la situazione non fosse tragica, verrebbe da ridere per la richiesta di Catherine Ashton, rappresentante dell’Unione europea per la politica estera: un’inchiesta indipendente sui fatti di Odessa. E quale sarebbe l’organismo indipendente in questa faccenda? E già che ci siamo, quale politica estera avrebbe l’Unione europea?