La situazione in Ucraina continua a preoccupare seriamente la comunità internazionale. Nella giornata di lunedì alcune centinaia di militanti russi si sono ritrovati davanti al Palazzo dei sindacati nel centro di Odessa, città rivendicata da Mosca: la sede del comitato regionale del Pcus, l’onnipotente Partito comunista, è stato devastato da un incendio che venerdì 2 maggio ha ucciso 38 persone in una giornata di battaglia (46 morti in totale). Nella terza città si cerca di impedire che quel giorno si ripeta e diventi la porta per la guerra civile nel Sud-est del Paese.

Ai gruppi armati paramilitari dei filo russi (foto by InfoPhoto) che si fronteggiano contro il Pravi Sektor, gli ultranazionalisti ma la rivolta di piazza Maidan a Kiev ha fatto nascere una nuova frangia violenta, quella degli studenti che avvolti nelle bandiere nazionale hanno laciato molotov contro il Palazzo dei sindacati. I militari ucraini arrivati dalla capitale faticano a espugnare le cittadine fortificate dai separatisti in cui i ribelli sono accusai di usare la popolazione come “scudi umani”: a Sloviansk, a 120 chilometri da Donetsk, è stato abbattuto un elicottero d’assalto Mi-24. I piloti sono salvi ma i morti tra i soldati sarebbero quattro a cui si sommano le dieci vittime tra civili e miliziani di Igor Strelkov, comandante delle forze di autodifesa filorusse del sud-est, uccisi in un checkpoint a Sloviansk.

Dopo il rilascio degli ostaggi Osce, Mosca ammonisce che nell’Ucraina orientale “sta maturando una catastrofe umanitaria nelle città assediate, dove si sente la mancanza di medicinali e inizia l’interruzione nell’approvvigionamento alimentare”. Il governo russo invita “gli organizzatori a Kiev del terrore contro il proprio popolo a riacquistare capacità di ragionare, porre fine allo spargimento di sangue, ritirare le truppe e mettersi finalmente al tavolo delle trattative per avviare un dialogo normale sulle vie per una soluzione della crisi”.

Oltre a questo chiede una reazione internazionale nella crisi ucraina “senza partito preso” paventando altrimenti “conseguenze distruttive per la pace, la stabilità e lo sviluppo democratico dell’Europa”: lo si legge nel ‘Libro Bianco’ presentato dal ministero degli esteri russo al Cremlino, che denuncia violazioni di massa dei diritti umani “delle forze ultranazionaliste, estremiste e neonaziste”. Il documento denuncia episodi di violazione dei diritti umani tra la fine novembre e fine marzo, con informazioni basate su media russi, ucraini, occidentali, sulle dichiarazioni dell’attuale dirigenza di Kiev e dei suoi sostenitori, testimonianze oculari, monitoraggi e interviste in loco da parte di ong russe.

“L’unica via possibile è il dialogo” ha detto il presidente francese, Francois Hollande lanciando un appello al presidente russo, Vladimir Putin. La Commissione europea avrà poi un incontro con il governo ucraino il 13 maggio a Bruxelles in cui sarà fatto il punto sulle iniziative destinate “ad aiutare l’Ucraina e sostenere il processo di riforme economiche e politiche che nel breve e nel lungo termine, deve essere portato avanti per raggiungere l’obiettivo comune di un’Ucraina democratica, indipendente e prospera”.