A Mosul le case dei cristiani erano state segnate inizialmente con una nun (la lettera iniziale di nazarat, il termine arabo per indicare i cristiani), poi li avevano privati dell’acqua e del cibo, da qui la “scelta”: conversione o morte. Infine l’esodo dalla seconda città più grande dell’Iraq, stato ormai fuori controllo, così per la prima volta in 2 mila anni a Mosul non ci sono più cristiani.

“Di cristiani a Mosul non ce ne sono più. C’erano una decina di famiglie che sono dovute fuggire ieri ma gli hanno rubato tutto. Li hanno lasciati alla frontiera della città, ma gli hanno rubato tutto, li hanno insultati, li hanno lasciati così, in pieno deserto. Purtroppo è così. Gli sfollati cristiani dalle zone controllate dai miliziani dell’Isis hanno trovato rifugio in Kurdistan, dove li hanno accolti, ma il primo ministro del Kurdistan ha detto che il Kurdistan non può più ricevere rifugiati perchè ci sono anche altre minoranze, gli sciiti, gli yazidi… che sono fuggite in Kurdistan. È una cosa terribile”, così alla Radio Vaticana il patriarca della Chiesa cattolica sira, Ignace Joseph III Younan.

I cristiani in Iraq vivono un incubo quotidiano da quando in città hanno preso il potere i filo al Qaeda di Isis. Il palazzo episcopale dei siro-cattolici di Mosul è stato bruciato dagli estremisti islamici dello Stato Islamico in Iraq. Le crocifissioni, razzie e omicidi sono all’ordine del giorno. Ultima “trovata” degli uomini di Abu Bakr al Baghdadi, leader di Isis, è quella della infibulazione obbligatoria per tutte le donne. Un decreto di Isis recita: “Per proteggere lo Stato islamico in Iraq e nel Levante e nel timore che il peccato e il vizio si propaghino tra gli uomini e le donne nella nostra società islamica, il nostro signore e principe dei fedeli Abu Bakr al Baghdadi ha deciso che in tutte le regioni dello Stato islamico le donne debbano essere cucite”.

Papa Francesco sta seguendo con grande preoccupazione e vicinanza la situazione in Iraq.