L’associazione Medu, che da anni si occupa di rifugiati e migranti in fuga, ha presentato oggi una relazione in Senato dal titolo Il caso Cucchi, un’indagine medica indipendente, in cui si leggerebbe che il giovane geometra romano sarebbe stato picchiato due volte e che sarebbe infine morto per lo shock post-traumatico subito.

Si tratta di una tesi che se venisse accolta potrebbe far trasformare l’accusa di lesioni – sin qui sempre sostenuta nei processi – in quella di omicidio preterintenzionale. Lo shock post-traumatico che avrebbe subito Stefano Cucchi, come spiega Medu, è piuttosto sottovalutato dalla medicina italiana – anche da quella legale – mentre è invece assai nota nei Paesi di cultura anglosassone. Le reazioni psichiche avrebbero potuto quindi causare l’infiammazione interna e il blocco urinario che si sarebbe verificato in Stefano Cucchi.

Il punto di vista messo in evidenza dall’associazione Medu prende ovviamente come riferimento i tantissimi casi che Medu stessa ha dovuto affrontare negli undici anni in cui si è presa cura di situazioni assai particolari come quelle che possono essere vissute da migranti e profughi. Sempre secondo la relazione che hanno presentato presso il Senato della Repubblica: “Cucchi ha sviluppato una grave reazione psico-patologica caratterizzata da un insieme di sintomi tra cui una serie di alterazioni neurovegetative come la riduzione del senso di fame che, in concomitanza con altre reazioni post-traumatiche (la chiusura e la sospettosità), è stata determinante nel provocare una severa riduzione nell’apporto alimentare e una conseguente drastica perdita di peso“. E infatti Stefano Cucchi sarebbe passato dagli iniziali 52 chili ai 37 in soli sei giorni. ”Le conseguenze del trauma psichico hanno avuto effetti ancora più profondi e devastanti delle ferite provocate dalle lesioni fisiche“, scrive infine Medu.