Sofia Loren, Rosario Fiorello, Giovanni Trapattoni.

Nomi di personaggi molto famosi in Italia.

Ognuno in un settore diverso.

Persone che ammiro e di cui posso essere orgogliosa. Possiamo essere orgogliosi.

Bè, oggi, questi stessi nomi mi hanno fatto vergognare di essere italiana.

Mi hanno ricordato perché, ogni volta che cerco di interessarmi attivamente al mondo della politica, provo una nausea incredibile.

Mi hanno aperto la tessera elettorale e confermato che sì, da quando sono maggiorenne faccio il mio dovere di cittadina. Io.

Mi hanno sbattuto in faccia una limpida, chiara, trasparente verità.

Una verità che giorno per giorno ti fa mettere i paraocchi e i tappi alle orecchie. E ti fa dire “dai, ma a qualcuno in quei palazzi interesserà davvero di noi”.

E invece no.

No, Babbo Natale non esiste e neanche la sirenetta.

La realtà è questa.

O la fai finita (come hanno fatto i miei poveri concittadini) o ricominci da capo.

Come?

Rimboccando le maniche e provando, da soli, a farsi spazio in un mucchio di calcinacci caduti sulla nostra testa.

Qualcuno mi chiede: e come ci si rimbocca le maniche? Da dove si inizia?

Non lo so, però posso dire che la prima cosa da fare è trovare degli esempi.

Sì, esempi.

Perché a venticinque anni ho bisogno di qualcuno che, oltre a dirmi che ai suoi tempi si stava peggio (gli anziani dal dottore sono maestri), sappia illustrarmi come si parte da zero.

Ho bisogno di vedere il bicchiere mezzo pieno e di cercare, tuttavia, di riempire anche l’altra metà.

Oggi, 18 Aprile 2013, un uomo che ammiro da sempre, un imprenditore che “si è fatto da solo” senza sporcarsi in ovvi giochi di potere, ha ricevuto un premio di quelli da far venire i brividi.

Lui è Brunello Cucinelli, re incontrastato del cashmere, ed è stato insignito del titolo di “Benemerito della Scuola della Cultura e dell’Arteper (così recita la motivazione) aver contribuito coi propri studi e con il proprio operato alla crescita morale, culturale e civile della nazione.

Nel piccolo borgo di Solomeo, in Umbria, Cucinelli ha saputo creare un’impresa (oggi quotata in Borsa) che coniuga finalità economiche e finalità umanistiche.

Un’azienda a misura d’uomo, dove tutti possano dedicarsi con entusiasmo al proprio lavoro.

“Uomo”, “finalità economiche coniugate a finalità umanistiche”, “entusiasmo”.

Ma di cosa stai parlando, Valentina. La realtà è un’altra, l’hai detto poco fa.

Sì, è vero, eppure in Umbria, cari miei, accadono queste cose.

Accadono questi miracoli.

Come la notizia appresa (ahimè in ritardo) che, sempre lui, Cucinelli, ha voluto dividere il proprio utile societario con i dipendenti.

Risultato? Un bonus di seimila euro in ogni busta paga.

Immagino già gli occhi di queste umili persone.

Gli stessi occhi che avrebbero avuto i miei concittadini se solo avessero trovato un appiglio, una speranza.

Da chi può dare e non dà.

Da chi dovrebbe insegnare e non dimenticare un concetto di cui abbiamo parlato anche noi, qui .

La dignità, questa sconosciuta.

E guarda un pò, l’imprenditore umbro indica proprio il “rispetto della dignità economica e morale” come il suo sogno più grande di uomo. E di imprenditore.

No, aspettate, è assurdo.

Da una parte gente che gioca a calci con la nostra dignità e dall’altra un uomo che ne fa un sogno ed un obiettivo di vita.

Vi ripeto: prendete esempio.

Scegliete da che parte stare.

Non con la testa, non con il cuore. Quello, siamo buoni tutti.

Scegliete di fare.