Ha avuto conseguenze inaspettate l’operazione che ha visto ieri l’arresto a Roma dei fratelli Occhionero, Giulio e Francesca Maria, accusati di cyberspionaggio.

Roberto Di Legami, Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni è stato infatti sollevato dal suo incarico dal capo della Polizia Franco Gabrielli.

Le motivazioni alla base della decisione avrebbero a che vedere con la sottovalutazione dell’operazione Eye Piramid che ha portato alla luce l’opera di spionaggio e controllo informatico di personaggi di spicco della politica come Matteo Renzi, Mario Draghi e Mario Monti.

A Di Legami, cui verrà assegnato un nuovo incarico, viene anche contestato di non aver informato tempestivamente il Dipartimento di pubblica sicurezza circa le reali ramificazioni dell’inchiesta, sminuendone l’importanza.

La coppia si serviva di un malware creato appositamente da Giulio Occhionero, ingegnere nucleare prestato all’alta finanza, denominato EyePyramid. Il virus era in grado di copiare un’intera casella di posta elettronica: il contenuto veniva poi depositato sui server americani noleggiati dai due, e quindi tutta la corrispondenza del personaggio spiato poteva essere consultata in tempo reale.

In totale sarebbero circa 1800 gli indirizzi hackerati, tra i quali figurano nomi come quelli di Ignazio La Russa, Daniele Capezzone, Fabrizio Cicchitto, Michela Vittoria Brambilla, Maurizio Scelli, Paolo Bonaiuti, Piero Fassino, Saverio Capolupo e Stefano Caldoro.

Al momento è stato individuato un solo complice degli Occhionero, ovvero un membro delle forze dell’ordine, che ora dovrà rispondere di favoreggiamento.

Sull’inchiesta però si staglia l’ombra inquietante della loggia massonica P4, in quanto il virus era già stato identificato proprio durante le indagini del 2011. Non è dunque un caso che tra le persone spiate attraverso il malware EyePyramid, nome alquanto significativo, vi siano centinaia di confratelli di logge massoniche.

I due fratelli sono accusati di procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, accesso abusivo al sistema informatico aggravato e intercettazione illecita di comunicazioni informatiche o telematiche e rischiano fino a 15 anni di carcere.