Per il senatore di Forza Italia Antonio D’Alì (conosciuto anche come Tonino D’Alì), candidato sindaco di Trapani, la direzione distrettuale antimafia della città di Palermo ha richiesto il soggiorno obbligato, adducendo il fatto che il politico di Forza Italia sia socialmente pericoloso. La decisione della direzione distrettuale antimafia arriva a poco più di venti giorni dalle elezioni amministrative e subito dopo la chiusura delle liste per le elezioni nel Comune di Trapani.

Il provvedimento  che impone a Tonino D’Alì al soggiorno obbligato dovrebbe essere discusso a luglio, durante un’udienza in tribunale e questo significherebbe che le elezioni amministrative, per il politico, sarebbero praticamente a rischio. Ma cos’è accaduto? D’Alì sarebbe già stato assolto in appello dall’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa per fatti avvenuti dopo l’anno 1994 mentre per gli altri reati a lui addebitati sarebbe intervenuta la prescrizione. La procura ha quindi deciso di ricorrere alla pericolosità sociale per imporre a D’Alì il soggiorno obbligato.

Il senatore, da parte sua, ha commentato così: “La persecuzione giudiziaria continua! Due volte assolto e nuovamente aggredito! Ieri, dopo appena un’ora dalla chiusura della presentazione della mia candidatura e delle liste per l’elezione a Sindaco di Trapani, con tempistica cadenzata in maniera da precludere ogni alternativa, ho ricevuto una assolutamente imprevedibile ed ingiusta proposta di misura di prevenzione per obbligo di soggiorno nel comune di residenza da discutere nel prossimo mese di luglio. Al di là degli aspetti e degli esiti giudiziari, per me certi nella riaffermazione della mia colpita dignità, ma purtroppo anche nella lungaggine di un già patito calvario, il messaggio è inequivocabile: al di fuori del percorso elettorale democratico qualcuno vuole e può far sì che io non possa impegnarmi come sindaco nel far diventare Trapani la città civile ed all’avanguardia per la quale ho sempre disperatamente lottato“. D’Alì ha annunciato anche l’intenzione di voler sospendere la campagna elettorale.