Da un punto di vista grammaticale, daccapo costituisce un avverbio (parte invariabile del discorso che si giustappone ai verbi per determinarne l’ azione nello spazio, nel tempo o nelle modalità) ed il suo significato può essere reso con ‘dall’ inizio’, ‘da principio’ o ‘di nuovo’. La parola si può utilizzare per indicare la necessità, nello scrivere, di iniziare una nuova riga (es. “Andare d.”); di rifare qualcosa dall’ inizio (es. “Il pc non ha salvato la ricerca, dovremo ricominciare d.”); ma anche, in senso figurato, esprimere il bisogno di un nuovo inizio, ripartendo con il piede giusto, come nel caso di una relazione, ad esempio. In capo musicale, infine, la sigla d. c. (da capo) prescrive la ripetizione integrale di un brano o di parte di esso.

Sebbene non sia quindi raro incappare in questo avverbio, la sua grafia spesso suscita non poche incertezze. Per fugare ogni dubbio, chiariamo subito che sono da ritenersi corrette sia la forma  ”daccapo” che “da capo”. Costituisce invece errore usare la  forma apostrofata “d’ accapo”.

Più nello specifico, “da capo” si usa in proverbi, frasi fatte o documenti ufficiali, in quanto costituisce una formula orai arcaica. Nella quotidianità, consigliamo quindi di preferirvi la forma “daccapo”, ricordando che, trattandosi di un’ univerbazione, la consonante della seconda parola (in questo caso la C) va sempre raddoppiata.