Seconda giornata di lutto nazionale in Bangladesh, a seguito della terribile strage di Dacca avvenuta il 1 luglio, nella quale hanno perso la vita 20 ostaggi, sei uomini del commando terrorista e 2 membri dell’esercito.

Lo stadio della capitale ha visto il sentito omaggio della premier bengalese Shiekh Hasina nel corso di una toccante cerimonia funebre: nella struttura gremita di persone che hanno voluto manifestare la loro vicinanza alle famiglie dei defunti la politica ha deposto una corona di fiori ai piedi delle bare, coperte dalla bandiere dei Paesi d’origine delle vittime (ricordiamo i nove italiani uccisi, ma anche persone del luogo o provenienti da Giappone, USA e India).

In merito alle vittime italiane è già stato predisposto il rientro delle salme, con un aereo che è già stato inviato dalla Farnesina. A tale scopo il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha abbreviato il proprio viaggio in America Latina per essere presente all’arrivo dei corpi in Italia.

Ancora incerta la proclamazione di una giornata di lutto nel nostro Paese, che dovrebbe essere concordata con le autorità delle nazioni delle altre vittime, mentre l’organizzazione dei funerali di stato produrrebbe un precedente spinoso rispetto alle altre stragi in cui sono stati coinvolti degli italiani, i cui parenti non hanno beneficiato di questo gesto di solidarietà.

Rimane l’inquietante mistero intorno all’identità degli assassini, tutti di famiglia benestante, quindi non facilmente corruttibili o impressionabili. I sette membri del commando facevano parte di quell’alta borghesia che manda i propri figli a studiare nelle migliori scuole, che nella teoria dell’identikit classico del terrorista non avrebbero dovuto subire la fascinazione delle promesse del Califfato.

È per questo che le autorità bengalesi parlano di rivendicazioni non attendibili da parte dell’Isis, per quanto negli ultimi anni siano stati tanti i gesti di violenza e gli attentati di matrice estremista che sono rimasti impuniti e fatti passare sotto relativo silenzio.

Secondo il ministro dell’Interno i terroristi avrebbero fatto parte del gruppo jihadista Jamaeytul Mujahedeen Bangladesh; inoltre almeno cinque dei terroristi sarebbero già stati inseriti nelle liste dei ricercati da tempo.