Una notte di sangue, l’ennesima strage. Stavolta in Bangladesh, nel quartiere frequentato da stranieri, a Dacca. Un commando di 8-9 uomini ha fatto irruzione seminando il panico all’interno di un ristorante dove si trovavano decine di persone, tra cui molti giapponesi e italiani. Secondo le prime notizie trapelate, non ci sarebbero sopravvissuti tra i dieci italiani che erano rimasti intrappolati all’interno dell’Holey Artisan Bakery di Dacca.

Dacca, 10 italiani uccisi

La certezza è che tra le vittime ci siano anche italiani. Stando alle prime informazioni, sarebbero 10 i connazionali morti all’interno del ristorante di Dacca. Renzi ha già inviato personale diplomatico all’ambasciata italiana di Dacca, a pochi passi dal ristorante in cui ieri sera si è consumata la strage. Tra le vittime molti giapponesi e ovviamente gli italiani. Solo 13 gli ostaggi liberati dalle forze armate che hanno fatto irruzione proprio stanotte (ore 3.40 in Italia; 7.40 ora locale). “Continueremo la lotta tutti insieme e tutti uniti per affermare un’idea di civiltà diversa da quella che abbiamo visto in azione stanotte in Bangladesh [...] Vogliono strapparci la quotidianità della vita” ha dichiarato il Premier italiano Matteo Renzi.

Dacca, vittime sgozzate con lame affilate

Terroristi giovanissimi che avrebbero sgozzato le vittime con “lame affilate” risparmiando solo coloro che sapevano recitare i versi del Corano. Tutti gli altri, invece, sarebbero stati uccisi senza pietà. “Con i cittadini bengalesi non si sono comportati male. Ci hanno anche dato da mangiare” hanno riferito alcuni testimoni. L’unico, tra gli 11 italiani, che è riuscito a mettersi in salvo è stato un imprenditore tessile che ha riferito di aver visto numerosi italiani al tavolo di quel ristorante: “Sono angosciato per gli altri connazionali”. Anche il capo cuoco argentino di origine italiana, Diego Rossini, si è messo in salvo, come ha già raccontato alla stampa.

Dacca, ecco chi sono le vittime italiane

Cristian sarebbe una delle vittime di questo terribile attentato: si trovava lì con altri amici, tutti friulani. Manager di Udine, padre di due gemelle di appena 3 anni, sarebbe dovuto tornare in Italia giovedì. Era seduto ad un tavolo, in una saletta privata del ristorante, quando il commando ha fatto irruzione uccidendoli. Marco, invece, era un giovane imprenditore nel settore tessile, padre di una bimba di sei anni, originario di Pordenone: anche lui è stato ucciso mentre si trovava nel ristorante di Dacca. Nadia era originaria di Viterbo e lavorava nel settore dell’abbigliamento mentre Adele, siciliana, di Catania, non ha più fatto ritorno a casa.