Con il sostantivo dacriocisti (dal greco dákryon = ‘lacrima’ e  kýstis = ‘sacco, vescica’) in anatomia, si indica propriamente il sacco lacrimale, ovvero quella piccola cavità, posta all’ angolo interno dell’ occhio, che assieme alla ghiandola lacrimale, i canali lacrimali e il condotto nasolacrimale compone l’ apparato lacrimale di ciascun occhio.

Più nello specifico, il sacco lacrimale è un piccolo serbatoio membranoso, a forma di bisaccia, situato nella parte più alta del condotto nasolacrimale e contenente l’ umore lacrimale. Normalmente la sua capacità è di 2 ml, ma, essendo molto estensibile, può arrivare fino a 15 ml. Accolta nella fossa lacrimale (formata dall’ osso lacrimale e dal processo frontale del mascellare), la dacriocisti ha una lunghezza di 12-14 mm ed è incrociata anteriormente dal legamento palpebrale mediale, al di sopra del quale sporge appena con il suo fondo a forma di cupola. Lateralmente riceve invece lo sbocco dei condotti lacrimali, che mantenendosi indipendenti, o riunendosi in un tratto comune, vi portano le lacrime, mentre inferiormente si assottiglia per proseguire, senza limiti netti, nel condotto nasolacrimale.

Mantenendo la radice comune ‘dacrio’ (= lacrima), si formano quindi le parole come dacriocistite (infiammazione del sacco lacrimale), dacrioadenite (processo infiammatorio a carico delle ghiandole lacrimali), dacrioma (tumore della ghiandola lacrimale), dacriocistorinostomia (intervento chirurgico per correggere le stenosi del sistema lacrimale), dacrioelcòsi (ulcerazione del sacco o del dotto lacrimale), dacriòliti (calcoli dell’ apparto lacrimale), dacriorrèa (abbondante secrezione lacrimale) e via dicendo.